Venerdì 13, 2026: l’ultimo update prima del crash totale?

Venerdì 13, 2026: l'ultimo update prima del crash totale?

Preparate pure i backup e, se possibile, assicuratevi che i vostri script di automazione abbiano un buon piano di rollback, perché sembra che il countdown per il grande crash sia quasi arrivato alla fine.

In giro per il web sta girando una notizia che farebbe tremare anche il più smaldito dei sysadmin: secondo un calcolo fatto nel 1960, la data del ‘Doomsday’ — ovvero la fine del mondo — sarebbe fissata per venerdì 13 novembre 2026. Sì, avete letto bene. Tra un mese circa, tutto potrebbe andare in kernel panic definitivo.

La fonte è una vecchia glory journal, ‘Science’, dove un gruppo di scienziati dell’epoca ha provato a giocare a fare il profeta della fine dei tempi. Non stiamo parlando di una profezia apocalittica uscita da un film di serie B, ma di un tentativo (un po’ eccentrico, ammettiamolo) di quantificare il rischio di un olocausto nucleare basandosi sulle tensioni geopolitiche del periodo della Guerra Fredda.

Certo, leggendo la notizia oggi, la prima reazione è di un sano scetticismo da maker. Siamo nel 2026, abbiamo visto passare crisi economiche, pandemie e l’ascesa di modelli linguistici che sembrano voler riscrivere il codice della realtà, eppure siamo ancora qui a compilare kernel e a lottare con le dipendenze di Python. Il mondo non è crashato nel 1960, non è crashato nel 2000 con il bug del millennio e, onestamente, le probabilità che un calcolo fatto sessant’anni fa sia ancora accurato sono prossime allo zero.

Detto questo, c’è un lato della medaglia che non possiamo ignorare. Sebbene la previsione specifica sia probabilmente una ‘boiata’ scientifica (un po’ come cercare di prevedere il traffico su un server senza conoscere il carico delle richieste), il concetto di ‘rischio esistenziale’ è qualcosa che dovremmo prendere sul serio. Non parlo di complotti o di fantascienza, ma della gestione delle tecnologie che stiamo creando: se non scriviamo codice sicuro e non progettiamo sistemi resilienti, il crash potrebbe non essere una data sul calendario, ma una conseguenza inevitabile di un errore di logica su scala globale.

Quindi, per chi vive in Italia e si preoccupa più dell’aumento del costo della fibra o della nuova direttiva europea che non della fine del mondo, potete dormire sonni tranquilli (o almeno non troppo). Non c’è nessun decreto ministeriale che ci impone di smettere di programmare entro novembre. Però, se venerdì 13 prossimo vedrete qualche strana anomalia nel segnale GPS o un glitch inspiegabile nei vostri sensori IoT, beh… diciamo che non ne sarei sorpreso.

Nel frattempo, continuiamo a buildare, a sperimentare e a cercare di capire come funziona l’universo, un commit alla volta. Se il mondo dovesse davvero andare offline, spero almeno che l’ultimo log che leggeremo sia un errore di sintassi, e non un ‘System Halted’ definitivo.

Source: Scientists Once Calculated the Date of Doomsday—and It’s Next Month

Lascia un commento