UAP: Finalmente il Pentagono rilascia dei file, ma occhio ai pixel sgranati

UAP: Finalmente il Pentagono rilascia dei file, ma occhio ai pixel sgranati

E se vi dicessi che il mistero più grande dell’umanità si risolve con un aggiornamento di documentazione non richiesto dal Pentagon better than a README mal scritto?

Dopo anni di ‘non possiamo parlarne’, di ‘stiamo indagando’ e di silenzi più lunghi di una compilazione di un kernel Linux da zero, il governo degli Stati Uniti ha deciso di fare un po’ di trasparenza. È arrivato il primo batch di documenti e video relativi agli UAP (Unidentified Anomalous Phenomena, per chi preferisce i nomi meno fantascientifici). Se andate sul sito ufficiale, trovate una serie di file che promettono di farci finalmente capire se siamo soli o se qualcuno sta solo facendo jogging nel nostro airspace con una tecnologia che non conosciamo.

Analizzando i primi leak, la sensazione è un po’ quella di quando apri un vecchio archivio .zip corrotto: c’è materiale, certo, ma è tutto un insieme di frame sgranati, risoluzione ridicola e metadati che sembrano presi da un sensore termico degli anni ’90. Certo, la notizia è figa, non possiamo negarlo. L’idea che ci sia qualcosa di ‘altro’ che fluttua sopra le nostre teste è il carburante preferito di ogni maker che ama il sci-fi. Ma restiamo con i piedi per terra.

Da smanettone, la prima cosa che mi viene in mente non è ‘allucinogeni o alieni’, ma ‘che tipo di sensoristica hanno usato per registrare questi video?’. Se questi sono i video ufficiali, il problema non è solo il segreto militare, ma la qualità del throughput dei dati. È difficile prendere sul serio un’anomalia gravitazionale se il video sembra renderizzato con un motore grafico del 1995 su un hardware che fatica a far girare nemmeno un modello 3D base in Blender.

Per noi che amiamo smontare tutto, questo è un invito a fare reverse engineering non solo del fenomeno, ma della comunicazione stessa. Sarà un deepfake? Un glitch nei sistemi radar? Un nuovo tipo di jamming elettronico? La sfida vera sta nel pulire questi segnali dal rumore di fondo. Se qualcuno riuscisse a processare questi frame con una pipeline di AI decente, magari scopriamo che quello che sembrava un disco volante è solo un drone con una telecamera economica.

Speriamo solo che questo non sia l’ennesimo operazione di ‘distrazione di massa’ per nascondere qualche nuovo prototipo di tecnologia stealth che, ironia della sorte, probabilmente usa componenti che potremmo ricavare da un vecchio PC scartato. In attesa del prossimo commit del Pentagono, io torno a controllare se il mio prototipo di CNC funziona meglio di questi radar governativi.

Source: US Government releases first batch of UAP documents and videos

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