Mojo: Open Source (per ora) o solo un altro modo per farci sognare?

Mojo: Open Source (per ora) o solo un altro modo per farci sognare?

C’è qualcosa di profondamente sospetto nel modo in cui il progresso tecnologico ci viene venduto oggi, tra promesse di rivoluzioni e muri di codice chiusi a chiave.

Se state seguendo le discussioni su Hacker News, avrete visto che il team di Mojo ha deciso di spingere un po’ sull’acceleratore dell’open source. La news è semplice: la standard library di Mojo è ufficialmente open source su GitHub e hanno già iniziato a lanciana la call per i contributi. Ma il vero pezzo forte, quello che fa battere il cuore di chi ama smontare i binari per vedere come gira il treno, è la promessa di rendere open source anche il compilatore entro il 2026.

Ora, facciamo un respiro profondo e analizziamo la cosa senza farsi incantare dai comunicati stampa. Per noi che passiamo le notti a debuggare script Python che vanno alla velocità di un bradipo ferito, l’idea di avere un linguaggio che promette le performance del C++ con la sintassi di Python è il sacro Graal. Se Mojo dovesse davvero sbloccarsi, potremmo scrivere algoritmi di AI o motori per i nostri piccoli progetti in Godot con un’efficienza che oggi ci sogniamo.

Tuttavia, c’è un «ma» grosso come un server rack. Il team ha ammesso chiaramente che vogliono mantenere il controllo stretto sul compilatore per ora, perché credono che un «gruppo ristretto di ingegneri con una visione comune» sia più veloce di una community distribuita. Tradotto dal corporate-speak: «Vogliamo decidere noi le regole del gioco finché non siamo abbastanza forti da dominare il mercato». È una scusa che abbiamo sentito mille volte e che spesso finisce nel solito recinto del vendor lock-in. È la classica strategia da ‘closed beta’ che però, se da un lato garantisce velocità di sviluppo, dall’altro ci tiene con un piede nel fango, aspettando che decidano loro se e quando lasciarci entrare davvero nel kernel della questione.

Per noi maker e smanettoni, la questione è pratica. Se la libreria standard è aperta, possiamo iniziare a sporcarci le mani, creare wrapper, integrare librerie esistenti e magari scrivere quei driver custom per le nostre macchine CNC o i nostri controller DIY senza dover chiedere il permesso a nessuno. Ma finché il compilatore resta una ‘black box’ proprietaria, saremo sempre un po’ degli ospiti in casa loro.

In sintesi: è un passo avanti? Assolutamente sì. È la fine del dominio dei linguaggi pesanti e chiusi? Non ancora. Restiamo in attesa, con il debugger pronto e un pizzico di sano scetticismo. Nel frattempo, continuiamo a smanettare con quello che abbiamo, perché la vera innovazione non arriva dai comunicati stampa, ma da chi non ha paura di rompere tutto per vedere cosa c’è sotto.

Source: Mojo 1.0 Beta

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