Soldi veri per un linguaggio ‘analogico’: Mitchell Hashimoto raddoppia su Zig

Soldi veri per un linguaggio 'analogico': Mitchell Hashimoto raddoppia su Zig

Esistono persone che leggono le news tecnologiche e pensano: «Dobbiamo integrare l’AI in ogni singolo bit di codice, anche nel tostapane», ed esistono persone come Mitchell Hashimoto che decidono di finanziare il futuro della programmazione low-level con dei bei check da sesto sesto.

Sì, avete letto bene. Hashimoto ha appena annunciato un nuovo impegno di 400.000 dollari per la Zig Software Foundation. Portando il totale dei suoi contributi alla ZSF a ben 700.000 dollari. In un’epoca in cui il venture capital si sta ritirando e tutti cercano disperatamente di far sembrare i propri prodotti ‘smart’ (aggiungendo un modulo LLM a caso), vedere un investimento così massiccio su un progetto che punta sulla qualità del compilatore e sulla gestione manuale della memoria è come vedere qualcuno che compra un vinile in un mondo di streaming scadente. È puro, è nerd, è… decisamente figo.

Ma perché dovrebbe interessarci, specialmente se viviamo in Italia dove spesso ci sentiamo solo spettatori di ciò che accade nel tech americano? Perché Zig non è solo ‘un altro linguaggio’. È una dichiarazione d’intenti. Il progetto sta affrontando i problemi duri, quelli che non si risolvono con un prompt su ChatGPT. E la cosa interessante è che Hashimoto non è nemmeno un fanatico del ‘no-AI’. Anzi, lui stesso usa l’intelligenza artificiale pesantemente per scrivere codice e rilasciare feature.

Proprio questo è il punto che lo ha spinto a sostenere la ZSF: il rispetto per l’autonomia. Zig ha una policy molto ferrea contro i contributi generati da LLM. Alcuni l’hanno definita una follia, altri un limite alla libertà. Hashimoto, pur usando l’AI, sostiene la libertà della ZSF di essere ‘strana’, di impostare i propri confini e di perseguire una qualità che non deve per forza piegarsi ai trend del momento. È un approccio quasi anarchico, ma con un budget solido. È come se dicesse: «Puoi fare il tuo esperimento con i bot, ma qui dentro vogliamo vedere il talento umano che suda sul compilatore».

Certo, per noi che mastichiamo codice tra un caffè e un bug in produzione, queste cifre sembrano astronomiche e decisamente lontane dalle nostre realtà di startup locali o di freelance che lottano con i budget per i server. Tuttavia, la filosofia dietro questo finanziamento è universale. Supportare ecosistemi che non cercano di venderti un abbonamento SaaS, ma che si concentrano sulla solidità dell’infrastruttoria su cui poggia tutto il resto, è l’unico modo per evitare che l’intera stack tecnologica diventi una massa informe di codice generato da bot e privo di anima.

In breve: Zig sta costruendo fondamenta solide, e qualcuno ha deciso di pagare la pietra e il cemento. E noi, dal nostro piccolo angolo di mondo, possiamo solo ammirare questa resistenza tecnica.

Source: Pledging another $400k to the Zig software foundation

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