Scansionare e distruggere: il nuovo business model della conoscenza

Scansionare e distruggere: il nuovo business model della conoscenza

E se vi dicessi che il modo migliore per «creare il futuro» fosse quello di dare fuoco alla biblioteca di Alessandria, ma con un budget da miliardi di dollari?

Sembra la trama di un episodio di Black Mirror, ma è la realtà che sta emergendo dalle pieghe di alcuni leak legati al mondo dell’IA generativa. Mentre noi ci perdiamo in discussioni su quale sia il miglior modello open source o se GPT-5 sia davvero rivoluzionario, dietro le quinte c’è una dinamica che definire inquietante è un eufemismo. Alcune big tech stanno acquisendo enormi quantità di libri fisici, li scansionano per addestrare i propri LLM e poi… li distruggono.

Sì, avete letto bene. Il tutto per assicurarne l’esclusività. Il senso è: «Se il dato non esiste più in formato analogico, nessuno può usarlo tranne noi che ne possediamo la copia digitale». È una strategia di enclosure digitale che farebbe invidia ai vecchi proprietari terrieri del XVIII secolo. Il caso più eclatante riguarda il cosiddetto «Project Panama» di Anthropic, che avrebbe speso cifre astronomiche per acquisire, scansionare e poi eliminare volumi fisici, tutto per ottenere dati «puri», non contaminati dal rumore del web moderno.

Perché lo fanno? La logica è cinica ma ferrea. Primo: evitare che i competitor usino quegli stessi testi. Secondo: limitare i rischi legali legati al copyright (se il libro non esiste più, è difficile che qualcuno faccia causa per l’uso di una copia digitale). Terzo: perché la distruzione è, paradossalmente, più economica di una scansione lossless che preservi l’integrità dell’originale per le generazioni future.

Il rischio è che ci stiamo dirigendo verso un internet di sola coerenza sintattica, dove l’unico contenuto rimasto sia quello generato da macchine che leggono testi generati da altre macchine, in un loop infinito di auto-referenzialità. Se perdiamo la traccia del sapere analogico, perdiamo l’ancora di salvezza per capire cosa sia vero e cosa sia solo una probabilità statistica di un token successivo.

In Italia, dove la cultura del libro fisico è ancora viva (anche se in sofferenza), la notizia potrebbe sembrare distante, ma l’impatto è globale. Se i server di queste corporation diventano gli unici custodi di una conoscenza che un tempo era accessibile a chiunque avesse una biblioteca comunale sotto casa, abbiamo perso la partita della libertà d’informazione.

Per fortuna, c’è chi sta cercando di reagire. Anna’s Archive sta lanciando un appello disperato a maker, hacker e appassionati di digital preservation per scansionare e caricare tutto ciò che è raro o a rischio. Non è una soluzione magica, e non risolverà i problemi di copyright delle big tech, ma è un modo per dire che la conoscenza non deve finire in un caveau privato. Se avete una scanner in garage e un po’ di tempo libero, forse è il momento di smettere di compilare kernel e iniziare a preservare la storia.

Source: AI companies destroy physical books – let's scan rare books before it's too late

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