
Smettetela di trattare il vostro mouse come se fosse l’estensione naturale del vostro braccio; è solo un pezzo di plastica che vi rallenta.
Sì, ho detto questo. E prima che i designer di Figma o Adobe inizino a scrivermi commenti d’odio sui social, lasciate che finisca il ragionamento. È passato un bel po’ di tempo dall’ultimo post che ha fatto discutere la community su Hacker News riguardo alla natura delle interfacce grafiche, e il punto è ancora più valido oggi che nel 1990: le GUI (Graphical User Can Interface, per i meno esperti) dovrebbero essere interamente pilotabili dalla tastiera.
L’idea, che riprende un recente post di ckardaris, è semplice ma radicale: ogni singola azione che riuscite a fare cliccando su un bottone o un menu dovrebbe avere un corrispettivo in una combinazione di tasti. Niente eccezioni. Niente ‘questo tasto non lo abbiamo implementato perché è troppo difficile’.
Perché dovrebbe importarci? Perché il mouse è intrinsecamente lento. È un movimento anatomico che richiede uno spostamento fisico del polso, un puntamento impreciso e un tempo di reazione che, se moltiplicato per migliaia di task quotidiani, è un vero e proprio spreco di cicli cerebrali. Chi lavora in terminale, chi scrive codice o chi gestisce server sa già cosa significa: la tastiera è un’arma di precisione, il mouse è un martello pneumatico.
Certo, c’è chi dirà che le interfacce moderne devono essere ‘intuitive’ per tutti. Ma parliamoci chiaro: la maggior parte di queste interfacce ‘intuitive’ sono solo progettate per essere semplici da vendere, non efficienti da usare. Stiamo assistendo a una deriva in cui l’interfaccia diventa sempre più un catalogo di icone colorate e sempre meno uno strumento di lavoro professionale. Ogni volta che un software moderno nasconde una funzione vitale dietro tre sottomenu che richiedono tre clic, sta tradendo il concetto stesso di workflow.
Non sto dicendo che dobbiamo tutti tornare a usare Vim e vivere in un mondo di soli caratteri ASCII (anche se, ammettiamolo, è molto più elegante). Sto dicendo che un software serio, progettato per chi deve *fare* le cose e non solo guardarle, non dovrebbe mai costringerti a staccare le dita dalla tastiera per cercare un comando perso in un angolo della schermata.
In Italia, tra l’altro, siamo abituati a software gestionali che sembrano usciti da un incubo di Windows 95, pieni di menu a cascata infiniti dove il mouse è l’unico modo per non impazzire. Se riuscissimo a portare questa mentalità ‘keyboard-first’ anche nel software mainstream, la nostra produttività (e la nostra salute mentale) ringrazierebbe.
Quindi, la prossima volta che trovate un’app che vi obbliga a cliccare compulsivamente per ogni minima operazione, non abbiate pietà. Cancellatela e cercate qualcosa che parli la vostra lingua. Quella dei tasti.
