Windows incluso nel prezzo: il pacchetto ‘paghi e subisci’ che non finisce mai

Windows incluso nel prezzo: il pacchetto 'paghi e subisci' che non finisce mai

Comprate un laptop nuovo, lo tirate fuori dalla scatola, siete pronti a installare quella distro Linux che avete configurato per ore o magari una versione pulita di Android x86, e boom: il prezzo che avete pagato include già una licenza Microsoft che non avete chiesto e che non userete mai.

Sembra il classico tropo da film distopico dove il grande fratello ti vende anche il telecomando, ma è la realtà quotidiana di chiunque provi a evitare il loop di telemetria e aggiornamenti forzati. Recentemente è spuntato fuori un progetto chiamato «Refund for Freedom» che sta cercando di fare la rivoluzione. L’idea è semplice, quasi ingenua nella sua purezza: perché i vendor dovrebbero includere il costo della licenza Windows nel prezzo finale del hardware, obbligandoci a pagare per un software che magari intendiamo cancellare dopo cinque minuti dall’unboxing?

Il movimento chiede che i consumatori possano scegliere laptop ‘barebone’ rispetto al software, ovvero hardware nudo e crudo, senza quel sovrapprezzo invisibile che finisce dritta nelle tasche di Redmond. In teoria, è un concetto che farebbe sorridere chiunque abbia mai dovuto lottare con il partizionamento del disco per far convivere Windows e Linux. In pratica, però, c’è da essere cinici.

Siamo in Italia, e sappiamo bene come funziona il mercato della distribuzione hardware da noi. I grandi retailer sono abituati a pacchetti preconfezionati e standardizzati; l’idea di gestire flussi di rimborsi o configurazioni custom per ogni singolo utente su scala globale sembra più un incubo logistico che una strategia vincente. Inoltre, le leggi che muovono questi movimenti sono spesso radicate in contesti anglosassoni o nell’UE, e portare queste istanze nel nostro mercato richiede una forza d’urto che, al momento, sembra mancare.

Detto questo, non possiamo ignorare il merito della questione. Il meccanismo attuale è una sorta di ‘prezzo mascherato’ che limita la nostra libertà di scelta. Non è solo questione di soldi, è questione di principio: l’hardware dovrebbe essere libero dal software che non abbiamo scelto. Anche se l’iniziativa potrebbe rivelarsi un altro di quei grandi sogni che si infrangono contro il muro della realtà aziendale, l’idea di scardinare questo modello di vendita è comunque qualcosa che merita un applauso (o almeno un commento sarcastico su quanto sia assurdo il nostro presente).

Insomma, rimborsatemi i miei soldi se volete, ma prima insegnatemi come convincere i grandi vendor a smettere di considerarci dei semplici terminali passivi per le loro licenze proprietarie.

Source: Get your Windows license refund

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