Il grande salto: Noam Shazeer abbandona Google per OpenAI (e noi restiamo a guardare)

Il grande salto: Noam Shazeer abbandona Google per OpenAI (e noi restiamo a guardare)

Le correnti magnetiche del talento tech stanno cambiando direzione, e stavolta non si tratta di un semplice aggiornamento di driver.

Se avete seguito le ultime movimentazioni nel panorama AI, avrete notato un rumore di fondo decisamente interessante: Noam Shazeer, uno dei pilastri che ha guidato lo sviluppo di Gemini in casa Google, ha ufficialmente deciso di saltare il fosso e unirsi al team di OpenAI. Sì, avete letto bene. Uno dei ‘big brain’ che ha contribuito a plasmare i modelli più avanzati che abbiamo oggi ha deciso che l’erba del giardino di Sam Altman è decisamente più verde.

Per chi non fosse aggiornato, Shazeer non è uno qualunque; è uno di quei nomi che, quando appaiono nei paper di ricerca, fanno tremare i server. Il suo passaggio da Google a OpenAI non è solo un classico ‘talent grab’ da manuale della Silicon Valley, ma un vero e proprio trasferimento di know-how strategico. È come se il progettista capo di un motore a combustione leggendario decidesse di spostarsi in un garage che sta cercando di costruire un reattore a fusione.

Da smanettone, la cosa mi eccita e mi spaventa allo stesso tempo. Da un lato, c’è l’entusiasmo puro di vedere cosa potrà tirare fuori un genio del genere con le risorse (e la potenza di calcolo) che OpenAI sta accumulando. Potremmo assistere a un salto generazionale nei modelli linguistici che renderà i GPT attuali dei poveri script Bash scritti male. Dall’altro, però, c’è quel retrogusto amaro di sempre: la concentrazione di potere in pochissime mani.

Per noi che amiamo smontare hardware, programmare in Godot o addestrare piccoli modelli locali sui nostri server domestici, questo trend è un segnale d’allarme. Mentre i colossi si contendono i pesi massimi per creare modelli sempre più chiusi, proprietari e decisamente troppo costosi da far girare su una RTX 4090, noi restiamo qui a cercare di capire come far funzionare un Llama senza far esplodere l’alimentatore. Il rischio di un monopolio intellettuale è reale: se i cervelli migliori finiscono tutti in un unico ecosistema chiuso, la libertà di sperimentare ‘wild’ diventerà sempre più difficile.

In conclusione, congratulazioni a OpenAI, ma un occhio di riguardo alla community open-source. Speriamo che questo nuovo super-team produca qualcosa di rivoluzionario che non sia solo un altro muro di codice proprietario e inaccessibile. Restiamo in attesa di vedere i primi test, sperando che il prossimo grande breakthrough non arrivi solo tramite una API a pagamento con un sottoscrizione mensile che costa quanto un abbonamento a tutta la suite Adobe combinata.

Source: Noam Shazeer Joins OpenAI

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