
Chi ha detto che il futuro della mobilità si deciderà solo tra laboratori di ricerca e test su strade deserte?
Se pensavate che la vera sfida per la guida autonoma fosse risolvere il problema del riconoscimento di un pedone che attraversa un semaforo rotto, vi sbagliate di grosso. La vera sfida è convincere i regolatori che non dobbiamo finire tutti in un episodio di Black Mirror. La notizia che arriva dagli States è che Waymo, il braccio robotico di Alphabet (sì, quelli di Google), ha deciso di raddomandare il budget per il lobbying, praticamente raddoppiando le spese per ‘persuadere’ i politici americani a liberare la strada ai robotaxi.
In pratica, la guerra tra Waymo e Uber non si sta combattendo solo con linee di codice, sensori LiDAR super costosi o algoritmi di deep learning sempre più sofisticati, ma con una marea di dollari versati per influenzare le leggi. L’obiettivo è chiaro: creare un ambiente normativo che permetta il servizio di taxi completamente autonomo senza troppi intoppi burocratici.
Certo, l’idea di un mondo dove non devi più preoccuparti di parcheggiare o di litigare con un autista che guida come un pilota di Formula 1 in cerca di gloria è decisamente ‘cool’. Vedere una flotta di veicoli che si muovono in perfetta sincronia sembra uscito da un film di fantascienza di alto livello. Però, c’è un ‘ma’ grande come una Tesla.
Siamo onesti: quando vedo i colossi tech che investono cifre astronomiche per modellare le leggi a proprio favore, la mia parte da nerd che ama l’open source e la trasparenza si attiva immediatamente. Il rischio è che la strada venga spianata solo per chi ha il portafoglio abbastanza gonfio da comprare il consenso, creando un ecosistema dove la tecnologia non vince perché è la migliore, ma perché è quella che ha pagato meglio gli uffici legislativi.
E poi, restiamo in Italia: qui la situazione è decisamente diversa. Mentre in America si combatte per decidere chi debba dominare le strade di San Francisco, noi ci scontriamo ancora con la burocrazia per far riconoscere un certificato digitale o per capire se un drone può volare sopra un campo di girasoli. Se mai vedremo un robotaxi sfrecciare in una via del centro storico, probabilmente sarà perché ha imparato a ignorare tutti i divieti e le segnalazioni stradali, non perché la legge lo ha permesso.
In sintesi: la tecnologia è pronta, ma la politica sta giocando una partita a scacchi molto più sporca di quanto sembri. Restiamo sintonizzati, perché il prossimo aggiornamento potrebbe non arrivare via OTA, ma tramite un emendamento parlamentare.
Source: Waymo doubles spending on lobbying in robotaxi battle with Uber
