Burn After Reading: l’AI sta dando fuoco alla nostra biblioteca per addestrarsi

Burn After Reading: l'AI sta dando fuoco alla nostra biblioteca per addestrarsi

Avete presente quel senso di nostalgia che provate quando sentite l’odore della carta vecchia in una biblioteca polverosa? Ecco, qualcuno sta facendo di tutto per renderlo un ricordo sbiadito.

È emerso un dettaglio che farebbe impallidire il cattivo di un film di James Bond: alcune big dell’AI stanno attuando una strategia di acquisizione dati che è, tecnicamente parlando, un atto di vandalismo culturale. Parliamo di progetti tipo «Project Panama» di Anthropic, dove l’obiettivo non è solo leggere, ma far sparire la fonte. L’idea è geniale nella sua crudeltà: comprare milioni di libri usati, scansionarli per nutrire i modelli (perché sì, serve roba ‘pulita’ e non generata da altre AI) e poi… distruggerli.

Perché faticare così tanto? Non è solo per il gusto del caos. Distruggere i libri fisici serve a tre scopi molto pratici e molto poco etici: prima di tutto, impedisce ai competitor di scansionare le stesse fonti; secondo, evita problemi legali legati al copyright (se il libro non esiste più, chi può fare causa?); e terzo, perché distruggere costa meno che fare una scansione lossless perfetta che duri in eterno.

Il risultato è una manovra di enclosure digitale di proporzioni epiche. Stiamo assistendo alla creazione di un monopolio della conoscenza dove i dati storici, un tempo accessibili a chiunque avesse un paio di mani e un po’ di tempo, vengono rinchiusi in server proprietari dietro abbonamenti costosi. È l’opposto del sogno open source: è un vero e proprio lockdown della memoria collettiva.

Per noi che mastichiamo bit e protocolli, la cosa è chiaramente allarmante. Se il web si riempie di contenuti generati da macchine che leggono solo ciò che è stato scritto da altre macchine, finiremo in un loop infinito di allucinazioni digitali, senza più un punto di ancoraggio alla realtà umana.

Fortunatamente, non siamo tutti spettatori passivi. Gruppi come Anna’s Archive stanno lanciando un appello alla resistenza: scansionare, caricare, preservare. È una call to action che somiglia molto a una missione di salvataggio per la Biblioteca di Alessandria del XXI secolo. Non serve un supercomputer, basta uno scanner e la voglia di non far vincere il lato oscuro della Silicon Valley. Se avete libri rari o vecchi manuale tecnici che non volete veder finire in un tritacartace, è il momento di farli diventare digitali. Prima che il mondo diventi solo un grande, ripetitivo, e proprietario, dataset di addestramento.

Source: AI companies destroy physical books – let's scan rare books before it's too late

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