DuckDB v2.0: Il database che vuole diventare un po’ troppo ambizioso (ma ci piace)

DuckDB v2.0: Il database che vuole diventare un po' troppo ambizioso (ma ci piace)

Immaginate di avere un coltellino svizzero che, improvvisamente, decide di voler diventare un set completo di utensili da cucina professionale. È un po’ quello che sta succedendo con DuckDB in vista della versione 2.0, in arrivo in autunno.

Per chi non lo sapesse (e spero che possiate), DuckDB è quel gioiellino in-process che abbiamo imparato ad amare perché ci permette di fare analisi dati serie senza dover configurare un intero cluster Kubernetes che consuma più RAM di quanto ne abbia il mio vecchio laptop del 2015. È veloce, è leggero e, soprattutto, non richiede di chiedere il permesso a un admin di sistema con un titolo di studio che fa paura.

Ma la v2.0 sta decidendo di alzare l’asticella in modo decisamente audace. La novità che mi ha fatto saltare sulla sedia è l’idea di DuckDB come ‘server’. Sì, avete letto bene. Stanno cercando di sfidare i pesi massimi del settore, portando funzionalità che solitamente associamo a mostri sacri come PostgreSQL o MySQL. Sebbene l’idea di trasformare un database embedded in qualcosa di più strutturato possa far storcere il naso a chi ama la semplicità estrema, le feature in arrivo sono tutt’altro che fuffa.

Parliamo di trigger, che permettono di automatizzare azioni in risposta a cambiamenti nei dati (un vero toccasana per chi odia scrivere script Python ridondanti), e del nuovo tipo VARIANT, fondamentale per chi deve masticare JSON senza impazzire con gli schemi rigidi. Aggiungete un nuovo parser SQL, un nuovo formato di storage e l’I/O asincrono, e ottenete un mostro che non solo analizza i dati, ma lo fa con un’efficienza che farebbe invidia a un supercomputer della NASA (o almeno, a un buon server in un data center ben oliato).

C’è da dire una cosa: queste novità sono eccellenti per chi fa data science o engineering, ma non sono quelle riforme legislative o quelle regolamentazioni europee che ci tengono svegli la notte. Qui si parla di puro potere computazionale. Il rischio? Che con l’aumentare della complessità, DuckDB inizi a perdere quella ‘leggerezza’ che lo ha reso il preferito dei maker e degli hacker. Ma ehi, se l’obiettivo è rendere il nostro workflow meno frustrante e più potente, sono il primo della fila per testare la beta e cercare di romperla.

Insomma, se non avete troppa paura di vedere il vostro database preferito provare a fare il grande, tenetevi pronti. L’autunno si preannuncia decisamente interessante per i nostri terminali.

Source: A Preview of DuckDB v2.0

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