Google ha spento i geotag delle nostre foto: il nuovo ‘Privacy’ che ci blocca gli standard web

Google ha spento i geotag delle nostre foto: il nuovo ‘Privacy’ che ci blocca gli standard web

Se lavori con il web da anni, sai che un giorno arriva il momento in cui un aggiornamento “di sicurezza” ti fa sembrare di aver perso l’accesso al codice sorgente. E qui siamo. L’ultimo, quasi epico, esempio di questa tendenza è la mossa di Android che, apparentemente per proteggerci, ci sta togliendo la possibilità di condividere i metadati di geolocalizzazione (i quei maledetti geotag) quando carichiamo foto online.

Per chi di noi ha mai fatto siti di nicchia, magari dedicati a mappare qualcosa di specifico (tipo i memoriali, o i punti di interesse dimenticati), questa è una notizia che fa drizzare i peli sul collo. In pratica, Google ha reso quasi impossibile per i siti web standard (usando l’HTML file picker) accedere ai metadati EXIF di una foto caricata. Non è solo una cosa, è un’intera catena di blocchi: da HTML file picker, a QuickShare, fino al semplice invio via email, il geotag scompare come fumo.

E il motivo ufficiale? ‘La privacy’. E qui, amici miei, è dove il sarcasmo deve prendere il sopravvento.

È facile per Google dirci che lo fanno per proteggerci dagli stalker o dai ladri di anelli nuziali. Ma lasciateci un attimo guardare il quadro completo. Quando la ‘privacy’ di un colosso tecnologico significa sistematicamente rompere gli standard aperti, è meno protezione e più un esercizio di controllo. È il classico caso di ‘vendor lock-in’ vestito da etica. Se il tuo ecosistema è chiuso, non puoi permetterti che le cose funzionino fuori dalle tue mura.

Per noi, maker, hacker, e chiunque abbia bisogno di mettere le mani in pasta e far parlare il web con i protocolli che non sono stati scritti da un singolo team di prodotto, è un vero e proprio incubo. Significa che per fare un semplice servizio che prima era un gioco da web standard, ora potremmo trovarci costretti a sviluppare un’app nativa Android (e magari anche iOS, perché, ovvio) che costi tempo, soldi e che ci faccia dipendere da permessi super specifici.

Cosa significa questo per chi ama smontare le cose? Significa che il vero campo di battaglia non è più solo il codice, ma lo standard stesso. Ci stanno dicendo che il web, come lo conosciamo, non è più sufficiente per gestire dati sensibili come la geolocalizzazione. È frustrante, è anti-community, e ci fa pensare: stiamo tornando all’era del ‘prima che fosse Google’?

Source: Android now stops you sharing your location in photos

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