L’alcol e il potere: Quando il diritto di cucinare un liquore diventa un dibattito sui limiti del governo

L'alcol e il potere: Quando il diritto di cucinare un liquore diventa un dibattito sui limiti del governo

Il governo ha un modo strano di pensare, sapete? Non è che vuole solo i soldi. Vuole che *sappiamo* che ogni angolo della nostra vita, ogni attività che svolgiamo nel nostro ‘laboratorio’ (che sia un garage pieno di saldatori o un server che fa girare un AI modello) è potenzialmente un punto cieco che può essere chiuso da un regolamento scritto con la penna di un burocrate annoiato.

Ma guardate cosa è successo con questo divieto di distillazione domestica. Si tratta di una faccenda che risale al 1868, un secolo e mezzo di regolamenti che, secondo un tribunale degli appelli statunitense, sono un’esagerazione pazzesca e un modo improprio per fare soldi.

In soldoni: i tribunali hanno detto che impedire di fare un po’ di liquore per hobby, o per fare un ‘apple-pie-vodka’ (un dettaglio che mi ha fatto ridere), è un modo troppo sproporzionato per lo scopo di tassare. Il giudice ha fatto un ragionamento che, a livello di principi, è oro colato per noi tech-nerd. Ha sottolineato che, se il governo può criminalizzare attività come la distillazione a casa, teoricamente potrebbe arrivare a criminalizzare anche il lavoro da remoto, un piccolo server casalingo, o un progetto maker che non ha un codice fiscale ben visibile.

Questo è il punto che ci interessa, non la bevanda. È il principio. È la difesa contro l’iper-regolamentazione che tende a trasformare la nostra passione da ‘smanettare per divertimento’ a ‘attività illegale perché non è stata approvata da un comitato di esperti’.

Per noi che amiamo smontare le cose, che passiamo ore a programmare o a modellare in Blender, questo è un messaggio fondamentale: ci sono limiti al potere. Non possiamo aspettarci che ogni singolo flusso di dati, ogni singolo pezzo di codice o ogni singolo componente elettronico che facciamo girare nel nostro angolo di paradiso tecnologico sia pre-approvato da qualche ufficio centrale.

È una vittoria per la libertà individuale, per l’artigianato e, sì, anche per il ‘garage computing’. Ci ricorda che l’ingegno e l’inventiva spesso fioriscono nelle aree grigie, lontano dal luccichio (e dalle multe) del corporate-speak. Non bisogna trasformare l’hobby in un’impresa regolamentata solo perché qualcuno teme di non poter riscuotere la tassa di qualche centesimo.

Quindi, la prossima volta che sentite parlare di un regolamento assurdo che vuole controllare *ogni* vostra attività, ricordatevi questo caso. Difendere il diritto di fare qualcosa solo perché è *possibile* farlo, e non perché un manuale di procedure lo ha permesso. Che sia un distillato, un codice o un circuito stampato, la libertà di sperimentare è la cosa più preziosa che abbiamo. E questo, amici miei, non ha un prezzo da tassare.

Source: US appeals court declares 158-year-old home distilling ban unconstitutional

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