Xiaomi lancia MiMo Code: l’open source arriva finalmente dal gigante dei gadget

Xiaomi lancia MiMo Code: l'open source arriva finalmente dal gigante dei gadget

Smettetela di guardare solo le specifiche dei nuovi processori per un secondo e prestate attenzione a quello che sta succedendo nel mondo dell’open source.

Xiaomi, sì, proprio loro che vendono tutto, dal ricevitore di segnale al tostapane smart, ha appena rilasciato MiMo Code. E la parola magica che dovrebbe far saltare sulla sedia chiunque abbia mai provato a bypassare un firmware proprietario è: Open Source.

Per chi non fosse aggiornato (o fosse troppo impegnato a compilare un kernel custom per il proprio retrocomputing kit), MiMo Code non è solo un altro framework nel mucchio. È un tentativo del colosso cinese di rendere accessibile e trasparente una parte della propria tecnologia di sviluppo. Non è che ci stiano regalando la luna, per carità, ma l’idea di avere codice che non è chiuso in una cassaforte di Pechino è un cambiamento di rotta che non possiamo ignorare.

Ma andiamo al sodo: cosa cambia per noi che passiamo le notti tra breadboard, plotter CNC e script Python che non dovrebbero funzionare ma funzionano?

Se il progetto viene seguito con la giusta filosofia, potremmo trovarci davanti a delle opportunità enormi. Immaginate di poter integrare logiche di automazione o di interfacciamento direttamente nei vostri progetti di domotica o nelle vostre macchine per il riciclo della plastica, usando un ecosistema che ha una portata globale. Per noi che amiamo il ‘hands-on’, l’open source è l’ossigeno. Poter smontare il codice pezzo per pezzo, capire come gestisce i dati e, eventualmente, hackerarlo per farlo fare cose che gli sviluppatori originali non avevano nemmeno immaginato, è l’unica cosa che rende divertente questo mestiere.

Certo, restiamo con un piede in una vasca di scetticismo. Sappiamo come funziona il gioco delle grandi corporation: spesso l’open source è solo un modo per far fare il lavoro sporco alla community e stabilire uno standard che poi, con qualche piccola ‘modifica necessaria’, torna a essere un recinto chiuso. Il rischio di vendor lock-in è sempre dietro l’angolo, e la questione privacy con i giganti del tech è un discorso che potremmo fare per ore davanti a una birra.

Però, per ora, la notizia è positiva. Vedere un pezzo di questo enorme ingranaggio che si apre alla trasparenza è una vittoria. Restiamo in attesa di vedere quanto è ‘veramente’ aperto questo codice e quanto la community riuscirà a sporcarsi le mani per portarlo dove serve.

In breve: meno fuffa da marketing, più codice da analizzare. E questo, per noi, è sempre un buon segno.

Source: MiMo Code is now released and open-source

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