Wild West della finanza: Robinhood tokenizza AMC e il CEO si incazza (giustamente)

Wild West della finanza: Robinhood tokenizza AMC e il CEO si incazza (giustamente)

Immaginate di costruire un set di LEGO super dettagliato, per poi scoprire che un tipo qualunque ha deciso di scansionarlo, stamparlo in 3D e rivenderlo come un kit ufficiale senza nemmeno mandarti un messaggio su Telegram.

Ecco, grosso modo è quello che sta succedendo nel mondo della finanza tech. Robinhood, l’app che ha reso il trading un gioco da ragazzi (e spesso da casinò), ha deciso di fare un salto nel metaverso della finanza: ha creato delle versioni tokenizzate delle azioni AMC su blockchain. Il problema? Adam Aron, il CEO di AMC, non l’ha presa esattamente bene. Anzi, sta già affilando le lame per una battaglia legale che promette di essere più intensa di un finale di stagione di Game of Thrones.

Per chi non mastica abbastanza la DeFi o il mondo crypto, la ‘tokenizzazione’ suona come una parola magica per gonfiare i comunicati stampa. In pratica, stanno prendendo un asset del mondo reale — in questo caso, un’azione di una società di cinema — e lo trasformano in un token digitale che gira su un registro distribuito. L’idea figa (sulla carta) è quella di rendere lo scambio ultra-fluido, 24/7, senza i tempi morti dei vecchi sistemi bancari. Ma qui sorge il dilemma etico e legale: chi ha il diritto di decidere cosa può essere trasformato in codice?

Robinhood ha agito in totale autonomia, quasi come se stesse facendo il deploy di una libreria esterna in un progetto mission-critical senza controllare la compatibilità. Questo solleva questioni enormi sulla proprietà del diritto di rappresentare un valore su un altro registro. Se chiunque può creare un ‘wrapper’ digitale di un asset esistente, dove finisce la libertà di innovazione e dove inizia il caos normativo?

Naturalmente, per noi che viviamo in Italia, la notizia sembra un po’ un film girato a Hollywood: un dramma che si svolge tra i grattacieli di Wall Street e le regolamentazioni americane. Le leggi che decideranno questo scontro probabilmente non toccheranno i nostri conti correnti domani mattina, ma il precedente è pesante. Se si stabilisce che una piattaforma può ‘creare’ versioni digitali di asset altrui senza autorizzazione, stiamo aprendo un vaso di Pandora che potrebbe rendere la proprietà stessa un concetto estremamente fluido e, per certi versi, incontrollabile.

Certo, l’entusiasmo per la tecnologia blockchain è sano, ma quando l’innovazione viene usata per scavalcare i processi decisionali degli stakeholder, non è più ‘disruption’, è solo un glitch nel sistema che rischia di mandare tutto in crash. Restiamo in attesa di vedere se il tribunale darà ragione al CEO o se Robinhood riuscirà a convincere tutti che il futuro è un deploy non autorizzato.

Source: AMC CEO Furious at Robinhood for Tokenizing Stock Without Permission

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