
Cercare di far approvare un progetto originale oggi è un po’ come provare a far girare una distro Linux ultra-leggera su un vecchio mainframe anni ’70: ti scontri con una resistenza strutturale che sembra quasi progettata per impedirti di riuscirci.
L’ultima notizia che arriva dai corridoi di Hollywood (e che, ammettiamolo, ci interessa poco se non per il lato ‘pop culture’ della faccenda) riguarda Lili Reinhart. L’attrice sta cercando disperatamente un produttore per il suo progetto di vampire lesbiche. Sì, avete letto bene. Un’idea che suona fresca, lontano dai soliti cliché dei franchise depressivi, ma che sembra aver incontrato un muro di gomma. È la solita storia: l’industria cerca il sequel sicuro, il reboot rassicurante, il prodotto che non faccia arrabbiare nessuno e che garantisca il ritorno dell’investimento senza rischiare un singolo bit di creatività.
In un mondo dove tutto è standardizzato e pre-confezionato, l’originalità viene vista quasi come un bug nel sistema, un’anomalia da patchare immediatamente con un altro capitolo di una saga già esistente. Se non c’è un canone stabilito o un brand mastodontico dietro, i produttori scappano come se avessero visto un ransomware in azione.
Per fortuna, c’è una piccola nota di speranza per chi ama il genere horror classico. Lo showrunner di ‘Crystal Lake’ ha appena confermato che la nuova serie promette di dare «alcune spiegazioni» su Jason Voorhees. Ora, qui la questione si fa interessante. Da fan, lo sappiamo: a volte, smontare il mistero di un mito è il modo più veloce per romperlo. È come fare il reverse engineering di un firmware proprietario senza avere i simboli di debug: scopri come funziona, ma perdi tutta la magia dell’ignoto. Però, se le risposte saranno scritte bene, potrebbe essere il reboot che ci serve per ridare vita a un classico.
In Italia, tra l’altro, queste dinamiche tra attori e produttori americani ci sembrano quasi un racconto di fantascienza, visto che la nostra industria cinematografica vive in un ecosistema completamente diverso. Ma il succo resta lo stesso: la lotta tra l’idea folle e il portafoglio prudente è una battaglia universale, che si tratti di cinema o di sviluppo software.
Restiamo in attesa di vedere se Lili riuscirà a trovare un ‘investitore’ o se Jason Voorhees finirà per spiegarci troppo, rovinando il divertimento. Nel frattempo, io continuo a preferire i miei script automatizzati e i miei film senza troppi spiegoni.
Source: Lili Reinhart Can’t Find a Producer for her Lesbian Vampire Project
