Steam Machine: Il ritorno del Re (o un altro esperimento per farci sognare?)

Steam Machine: Il ritorno del Re (o un altro esperimento per farci sognare?)

Scommetto che qualcuno di voi stava già preparando il kit di riparazione e un set di saldatori per smontare tutto il primo pomeriggio.

Valve ha deciso di spingere sull’acceleratore: la Steam Machine è ufficialmente fuori. Dopo anni di rumors, leak e quella nebbia di incertezza che rendeva tutto simile a un episodio di Westworld dove nulla è come sembra, il progetto è arrivato sul mercato. Ma la domanda sorge spontanea: è la rivoluzione che aspettavamo per distruggere il monopolio delle console tradizionali o è solo un altro gadget costoso che ci costringe a giocare dentro un recinto ben preciso?

Per chi non fosse in linea con i feed di Hacker News, l’idea è semplice (o almeno, sembra tale): un hardware dedicato, ottimizzato per far girare la vostra libreria Steam senza dover configurare driver, aggiornamenti Windows infiniti o preoccuparsi se il kernel ha deciso di fare le bizze dopo un aggiornamento non richiesto. L’obiettivo è l’esperienza ‘plug and play’, quella comodità che ci fa sentire come se stessimo usando una console, ma con la potenza (teorica) di un PC.

Dal punto di vista tecnico, l’entusiasmo è legittimo. Se Valve riuscisse a mantenere il sistema abbastanza aperto da permetterci di smanettare, installare distro Linux custom o iniettare i nostri script preferiti senza che il sistema ci lanci un errore di certificato, avremmo tra le mani un gioiello. C’è qualcosa di profondamente soddisfacente nell’idea di avere tutta la potenza del gaming PC racchiusa in un box che si accende e basta.

Però, restiamo con i piedi per terra. Sappiamo bene come funziona il gioco. C’è sempre il rischio che, dietro quella bellissima interfaccia user-friendly, si nasconda un ecosistema che vuole decidere per noi cosa possiamo e non possiamo fare. Se la libertà di installare software di terze parti o di modificare le impostazioni profonde del sistema venisse sacrificata sull’altare della ‘semplicità’, allora avremmo solo comprato un altro terminale proprietario molto costoso.

In Italia, poi, sappiamo che il prezzo del hardware può essere un deterrente non trascurabile, specialmente quando si sommano i costi di spedizione e le possibili rogne doganali se decidiamo di importare versioni particolari. Non è esattamente la notizia che ci fa saltare sulla sedia mentre aspettiamo il prossimo aggiornamento di Arch Linux, ma è sicuramente un movimento che merita un’analisi approfondita.

Insomma, la Steam Machine è partita. Vedremo se riuscirà a sopravvivere al primo incontro con la realtà del gaming moderno o se finirà dritta in un cassetto insieme ai vecchi controller che non sappiamo più come collegare.

Source: Steam Machine launches today

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