
Guardatevi intorno: i feed sono pieni di gente che annuncia come l’ultimo modello di LLM renderà obsoleta la figura del developer in sei mesi. Il clima che si respira è quello di un funerale tecnologico, dove l’unico obiettivo rimasto è la massimizzazione dell’output economico e la riduzione dei costi di produzione del software. Ma se tutto questo è vero, perché stiamo ancora qui a sbatterci la testa su implementazioni inefficienti di algoritmi di sorting o a cercare di capire come far funzionare un modulo Linux su quel vecchio hardware che abbiamo recuperato in cantina?
Recentemente è uscito un pezzo che mi ha colpito dritto allo stomaco (e non per i motivi sbagliati). L’autore, Chris Kiehl, ha lanciato un sasso in un mare di disperazione, ricordandoci una verità che stiamo dimenticando sotto il peso del profitto: è ancora okay godersi la programmazione. E non parlo di quello che fate tra le nove e le diciotto, pagati per consegnare ticket su Jira che non hanno alcuna anima.
Parlo di quella roba che fate nel weekend. Quella che non ha una giustificazione economica. Scrivere un clone di Breakout con una collision detection che fa schifo solo perché volete capire come funziona la fisica in 2D. Studiare i sistemi di tipi dipendenti o perdervi nei meandri delle ‘recursion schemes’ senza avere la minima idea di come applicarle a un prodotto commerciale.
C’è questa strana pressione sociale, quasi un senso di colpa, che ci suggerisce che se una cosa può essere generata con un prompt, allora non ha valore. Ma la verità è che il valore non è nel risultato finale, nel file .exe o nel microservizio che gira in cloud, ma nel processo mentale. È l’esplorazione. È il piacere di capire come un monoidi possa rendere il codice più elegante, anche se l’unica persona che ne beneficerà sarà il vostro cervello durante una notte di insonnia.
Certo, nel mondo del lavoro le regole cambiano. Non possiamo permetterci di passare tre giorni a riflettere sull’astrazione di un modulo se la deadline è domani. E non importa se le aziende cercano solo ‘assemblatori di API’ piuttosto che ingegneri. Ma la programmazione come hobby, come craft, come arte, è un territorio libero da logiche di mercato.
Quindi, la prossima volta che passate ore a debuggare un problema che un’IA avrebbe risolto in tre secondi, ricordatevi: non state perdendo tempo. State coltivando la vostra curiosità. E la curiosità è l’unica cosa che l’automazione non potrà mai sostituire, perché l’automazione non prova soddisfazione quando finalmente tutto compila senza errori. E noi sì.
