
Avete presente quella sensazione di disagio quando state leggendo un thread e, improvvisamente, tutto inizia a suonare come un manuale d’istruresso scritto da un robot che ha appena scoperto l’entusiasmo corporativo? Ecco, non siete voi che state diventando cinici, è che il web sta diventando un oceano di fuffa generata da algoritmi.
Recentemente è uscito un pezzo che mi ha fatto riflettere (e sorridere amaramente). L’autore mette sul tavolo un problema che riguarda tutti noi, maker o meno: l’uso selvaggio degli LLM per generare contenuti, specialmente su piattaforme come LinkedIn. Il punto non è che l’AI sia ‘cattiva’ — anzi, usiamola pure per fare brainstorming, per riassumere documentazione infinita o per farci da editor quando abbiamo la testa nel pallone. Il problema è quando la lasciate prendere il volante della scrittura.
Il risultato è un pattern di scrittura che riconosceresti anche bendato: paragrafi che sono singole frasi, un uso smodato di emoji, strutture logiche ridondanti tipo «non è solo X, ma anche Y» e quella cadenza piatta, priva di qualsiasi brivido intellettuale. È una scrittura che non comunica, ma che serve solo a riempire lo spazio, una sorta di ‘fanfiction’ tecnologica che maschera l’assenza di un pensiero reale.
E qui arriva la parte che colpisce nel segno: quando usate l’AI per scrivere al posto vostro, state implicitamente dicendo al mondo che la vostra opinione non è abbastanza importante da essere espressa con le vostre parole. State delegando la vostra identità a un modello probabilistico che non sa cosa sia la passione, il dubbio o l’ironia. E la cosa peggiore? Si nota subito. È come se aveste la zip aperta in mezzo a una conferenza tech: non è necessariamente un disastro, ma è imbarazzante e distoglie l’attenzione da tutto il resto.
Per noi che amiamo capire come funzionano le cose, l’autenticità è tutto. Se un post mi parla di un nuovo progetto hardware o di un tweak interessante al kernel, voglio sentire la voce di un essere umano, con le sue imperfezioni, i suoi tecnicismi e la sua capacità di stupirsi. Se leggo un testo che sembra un comunicato stampa della Silicon Valley, chiudo la scheda e vado a farmi un caffè.
Quindi, un consiglio da amico: usate l’AI per potenziare le vostre idee, non per sostituirle. Non lasciate che l’algoritmo scriva il vostro diario tecnologico. Se avete qualcosa di figo da dire, ditecelo con la vostra voce. Anche se è imperfetta, anche se non è ottimizzata per l’engagement. È molto più interessante di una perfezione sintetica e senz’anima.
