Fine dell’era Autistici/Inventati: quando il codice non basta più a proteggerti

Fine dell'era Autistici/Inventati: quando il codice non basta più a proteggerti

Quanto può resistere un firewall contro un decreto che ti etichetta come terrorista?

Se pensate che la vera minaccia alla libertà digitale sia un algoritmo di tracking invasivo o un nuovo aggiornamento software che rompe tutte le vostre dipendenze, beh, avete un’idea decisamente troppo rassicurante della realtà. La notizia che arriva da Autistici/Inventati non è un semplice ‘server down’ o un problema di manutenzione programmata. È un addio. Il collettivo, che per oltre venticinque anni ha rappresentato un baluardo di autonomia, privacy e infrastrutture non commerciali, ha deciso di staccare la spina.

E non lo stanno facendo perché si sono stancati o perché hanno trovato un nuovo hobby meno impegnativo. La motivazione è brutale: la designazione di organizzazione terroristica globale che pesa su di loro ha reso troppo pericoloso restare in gioco. Non è una questione di ‘compliance’ o di aggiornare i termini di servizio per compiacere qualche regolatore di Bruxelles; qui parliamo di una pressione che mette direttamente a rischio l’incolumità delle persone e delle comunità che usano i loro strumenti.

Per noi che viviamo tra terminale e progetti maker, l’idea di un’infrastruttura che resiste per un quarto di secolo senza vendere i propri dati a qualche big-tech è quasi leggendaria. È stato un esperimento di pura autonomia digitale, lontano dai logorbit su ogni click. Ma oggi, in un clima dove la distinzione tra ‘difesa della privacy’ e ‘attività illecita’ sembra svaporarsi sotto i colpi di narrazioni politiche aggressive, anche i più resilienti devono capire quando il rischio non è più calcolabile.

Certo, potremmo dire che la situazione è circoscritta a certi contesti geopolitici e che qui in Italia le cose non sono ancora così esasperate. Ma non fatevi illusioni: il digitale non ha confini e l’effetto domino di queste pressioni legali e repressive è sempre più globale. Quando i nodi della rete che garantiscono l’anonimato iniziano a cadere uno dopo l’altro, lo spazio di manovra per chiunque voglia mantenere un briciolo di sovranità personale si restringe drasticamente.

Il messaggio del collettivo è un monito: «Stay human». Un invito a non perdersi nel codice e a proteggere le connessioni reali. Stanno per inviare istruzioni per il backup di blog e mailbox, ma il tempo stringe, perché come hanno già visto con il dominio autistici.org, il blackout può arrivare senza preavviso.

È la fine di un’epoca, di un modo di fare rete che non cercava il profitto, ma la libertà. E mentre noi cerchiamo di capire come migrare i nostri dati, resta la domanda amara: quanto rimarrà libero il nostro spazio digitale quando le infrastrutture che lo sostengono non avranno più scelta se non sparire?

Source: A/I shuts down – Stay human

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