
C’è chi passa il weekend a compilare file di configurazione per WireGuard e chi, invece, preferisce delegare la scelta di un protocollo di cifratura direttamente all’intelligence nazionale.
Sì, avete letto bene. Recentemente, un senatore statunitense ha deciso che l’enorme e vertiginosamente caotica gamma di opzioni disponibili per la protezione della privacy — tra VPN open source, servizi commerciali, configurazioni single-hop, multi-hop o l’uso di mixnet — fosse un problema troppo complesso per la semplice buona volontà politica. La soluzione? Chiedere all’NSA (National Security Agency) di scendere in campo e fornire delle linee guida ufficiali.
Sia chiaro, se mastichi un po’ di networking, sai che la scelta di una VPN non è una questione di ‘opinioni’, ma di trust, di audit del codice e di dove risiedono i server. Ma per un decision-maker che probabilmente fatica a configurare un firewall di base, l’idea di una lista di ‘strumenti approvati’ dal governo suona come una benedizione divina.
Per chi non avesse familiarità con il gergo, il dilemma è reale: da una parte abbiamo la libertà del software open source, dove puoi ispezionare ogni riga di codice per assicurarti che non ci siano backdoor (per quanto difficile), dall’altra abbiamo i big player del settore commerciale che promettono privacy ma che, tecnicamente, hanno tutto l’interesse a loggare i tuoi metadati se il prezzo è giusto. Poi ci sono le mixnet, roba più complessa e stratificata, che sono il sogno di ogni nerd della privacy ma che richiedono una potenza di calcolo e una gestione della latenza che farebbe piangere chiunque provi a guardare un video in 4K.
Certo, siamo in Italia e molti di voi penseranno: «E a me che me ne frega delle decisioni di un senatore americano?». In effetti, l’impatto legislativo diretto sulla nostra privacy è nullo, ma il concetto di fondo è un segnale d’allarme. Quando le istituzioni iniziano a cercare una ‘guida ufficiale’ su come proteggere i dati, il rischio è che la ‘linea guida’ si trasformi rapidamente in uno standard che facilita il controllo centralizzato. La storia ci insegna che la fiducia non si delega a un ente governativo, specialmente se quell’ente ha come mission principale la sorveglianza.
In un mondo ideale, la risposta dovrebbe essere: ‘Studia il protocollo, verifica i certificati e non fidarti di nessuno’. Ma evidentemente, tra i corridoi del potere, preferiscono aspettare che l’NSA faccia il lavoro sporco. Noi continuiamo a compilare i nostri script e a sperare che l’unica cosa criptata rimanga il nostro traffico, e non la nostra capacità di pensiero critico.
Source: Confused about which VPN is right, US senator asks the NSA for guidance
