
Preparate le password, perché la frontiera sta diventando un po’ troppo simile a un interrogatorio della Gestapo, ma con meno stile e molta più burocrazia.
Secondo gli ultimi dati che circolano, i controlli su laptop e smartphone per chi entra negli Stati Uniti sono aumentati del 32% rispetto all’anno scorso. Sì, avete letto bene. Non si tratta solo di controllare se portate dentro troppi snack o qualche gadget proibito, ma di una vera e propria scansione dei vostri dati personali. Se siete in viaggio verso gli USA, aspettatevi che un agente della CBP (Customs and Border Protection) decida che la vostra cronologia di ricerca o le vostre foto di vacanza meritano un’ispezione approfondita.
Certo, noi qui in Italia viviamo in una bolla diversa. Se dovete passare la frontiera tra due stati dell’UE, l’unica cosa che rischiate è un controllo sul passaporto o qualche domanda di rito. Le leggi europee, con tutto il loro peso e le loro complicazioni, tendono (almeno sulla carta) a proteggere la nostra sfera digitale in modo molto più rigoroso rispetto a quanto accade oltreoceano. Per noi, questa notizia potrebbe sembrare un problema lontano, un dramma che riguarda solo i tech-nomad che vivono di conferenze a San Francisco.
Ma non fate l’errore di sottovalutare la cosa. Il problema non è solo l’atto fisico di sbloccare il dispositivo, ma il concetto stesso di sovranità sul proprio hardware. Quando cedete l’accesso al vostro smartphone, non state solo aprendo una porta; state consegnando le chiavi di un archivio che contiene tutto: password, sessioni web attive, messaggi criptati che però — e qui sta il trucco — potrebbero essere accessibili se l’agente decide di usare software di forensic.
È un classico scenario da distopia cyberpunk, dove la tecnologia che usiamo per essere liberi diventa il peggior testimone contro di noi. Non stiamo parlando di un semplice ‘check’ di routine, ma di una pressione crescente che spinge verso una trasparenza forzata che non abbiamo mai chiesto.
Quindi, un consiglio da maker a maker: se avete intenzione di attraversare quei confini, imparate a usare bene la crittografia full-disk e, se potete, lasciate i dati più sensibili in un cloud sicuro o su un server remoto. E magari, per i viaggi più incerti, portatevi un vecchio tablet pieno di foto di gattini e niente altro. Almeno, se dovessero trovare qualcosa di strano, l’unica colpa sarà quella di avere un gusto discutibile per i meme.
Source: Password, Please: Border Searches of Laptops, Phones Up 32% This Year
