Quantum Computing: Il nuovo grande gioco d’azzardo (forse illegale) degli USA

Quantum Computing: Il nuovo grande gioco d'azzardo (forse illegale) degli USA

C’è chi scommette sulla fortuna al casinò e chi scommette su una tecnologia che, tecnicamente, dovrebbe poter calcolare tutti i possibili esiti della roulette contemporaneamente. Gli Stati Uniti hanno appena alzato la posta sul quantum computing con un piano così ambizioso che i legali stanno già sudando freddo.

La notizia, che arriva dritta da Ars Technica, riguarda un enorme investimento governativo che non solo punta a far avanzare la ricerca, ma ha anche dato il via alla prima vera ‘quantum foundry’ aziendale. Sembra una figata pazzesca, no? Un posto dove si forgiano i processori del futuro. Il problema è che tutto questo enorme boost finanziario e strutturale potrebbe trovarsi in una zona grigia della legalità. Sì, avete letto bene: il futuro del calcolo ultra-potente potrebbe essere costruito su fondamenta giuridiche decisamente traballanti.

Per noi che passiamo le serate a ottimizzare script in Python o a cercare di far girare un vecchio setup retrocomputing senza che la CPU vada in thermal throttling, l’idea di una ‘quantum foundry’ suona come fantascienza applicata. L’idea di avere una fabbrica dedicata a produrre hardware quantistico è eccitante. Immaginate le possibilità per la simulazione di nuovi materiali, per la crittografia (sperando che non rompa tutto quello che abbiamo costruito finora) o per l’intelligenza artificiale. Potremmo passare dal far faticare i nostri cluster domestici al far girare algoritmi che fanno sembrare i nostri attuali supercomputer dei calcolatrici Casio degli anni ’80.

Però, restiamo con i piedi per terra. C’è un enorme ‘ma’ scritto in grassetto. Quando il progresso tecnologico viene spinto da decisioni che sfidano la legalità o che sembrano scritte da un ufficio marketing troppo entusiasta, il rischio di ‘vendor lock-in’ governativo è altissimo. Se la tecnologia nasce in un ecosistema che opera ai margini delle regole, cosa ne sarà dell’open source? Cosa ne sarà della libertà di sperimentare senza dover chiedere il permesso a un ente regolatore o a una corporation che detiene il monopolio della ‘foundry’?

Il rischio è che, invece di una nuova era di democratizzazione del calcolo, ci ritroviamo con un nuovo recinto dorato dove solo chi ha i capitali (e i contatti giusti) può toccare con mano il vero potere computazionale. Noi maker e hacker viviamo di trasparenza e di possibilità di smontare tutto. Se il quantum computing diventa un club privato gestito con metodi discutibili, per noi rimarrà solo la nostalgia dei vecchi arcade e la soddisfazione di far girare Godot su un hardware che non dovrebbe nemmeno potercelo permettere.

Speriamo bene, ma restate con gli occhi aperti. Il futuro è luminoso, ma a volte troppo luminoso può nascondere delle zone d’ombra molto profonde.

Source: US's big bet on quantum computing may not be entirely legal

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