
Smettetela di preoccuparvi del crash della vostra stampante 3D o del fatto che il vostro script in Python abbia ancora un memory leak: il governo degli Stati Uniti ha deciso di spostare il setup su un altro livello di complessità.
Secondo quanto riportato da Ars Technica, Washington ha appena piazzato una scommessa da 2 miliardi di dollari, acquistando quote azionarie in nove diverse aziende che si occupano di quantum computing. Sì, avete letto bene. Non è un banale sussidio per la ricerca accademica, ma un investimento diretto in equity. Praticamente, lo Stato sta diventando un vero e proprio Venture Capitalist con le tasche decisamente troppo piene.
Il succo della questione è che la corsa al calcolo quantistico non è più solo una sfida tra laboratori universitari e cervelli brillati, ma è diventata una questione di sovranità nazionale e, purtroppo, di puro networking politico. Tra le aziende coinvolte, spunta fuori il solito rumore di fondo: ci sono startup con legami che portano direttamente alla famiglia Trump. Se pensavate che il lato ‘corporate’ della tecnologia fosse già abbastanza torbido, aggiungete un pizzico di geopolitica e interessi familiari per ottenere il cocktail perfetto di potenziale corruzione e hype incontrollato.
Dal mio punto di vista, da smanettone che preferisce un buon vecchio transistor a un qubit instabile, questa mossa è un’arma a doppio taglio. Da un lato, c’è da festeggiare: miliardi di dollari in questo settore potrebbero significare accelerazioni hardware che oggi sembrano fantascienza. Potremmo passare dal risolvere problemi di ottimizzazione su un cluster di CPU che scaldano come forni a terra a simulare intere molecole in pochi secondi. Se questa tecnologia dovesse davvero maturare, le possibilità per noi maker — dal design di nuovi materiali per il riciclo della plastica alla simulazione di algoritmi complessi in Godot — sarebbero alianti.
Dall’altro lato, però, sento puzza di vendor lock-in istituzionalizzato. Quando il governo entra così pesantemente nel capitale di queste aziende, il rischio è che la tecnologia diventi un recinto chiuso, protetto da brevetti impenetrabili e controlli sull’esportazione che renderanno impossibile per un nerd indipendente o un piccolo laboratorio di ricerca far girare un simulatore decente senza chiedere il permesso a un ministero.
In breve: la tecnologia quantistica sta diventando ‘too big to fail’ e troppo politica per essere veramente libera. Speriamo solo che questi miliardi servano a far progredire la scienza e non solo a gonfiare i portafogli di chi sa già a quale tavolo sedersi durante le cene di gala. Nel frattempo, io continuo a ottimizzare i miei shader su Blender, che almeno non dipendono dalle decisioni del Congresso americano.
Source: US government takes $2 billion equity stake in nine quantum computing firms
