
Amico, devi crederci o no: in questo momento, l’accesso a contenuti come un film o una partita di golf dipende non dalla qualità del tuo chip o dalla potenza del tuo Raspberry Pi, ma da quanto un monopolio ha convinto un giudice di bloccare un intero indirizzo IP.
Non è una roba da un romanzo cyberpunk di William Gibson, è la realtà spagnola che ci sta mandando il messaggio con la potenza di un router router collegato a un giocoliere. Parliamo di Telefónica e la loro, diciamo, ‘espansione’ del blocco IPs.
Ricordiamo la storia del calcio: fin dal 2025, l’internet in Spagna si è trasformato in un giocattolo da ‘disconnessi’ ogni volta che tira una palla un colosso di LaLiga. L’excusa? IP block. La soluzione? Bloccare blocchi enormi di indirizzi IP dinamici, che, come sappiamo bene, non sono solo il link a Movistar Plus+. Sono a casa di servizi CDN, di siti legittimi, di tutto quello che fa funzionare il web in modo non-centrale.
Ma ora, il colpo di stato arriva con la *scope creep* di livello enterprise. Il blocco non è più limitato al weekend del calcio, ma arriva sul tennis, sul golf, sul cinema… l’equivalente digitale di un signore che ti blocca l’accesso a un quartiere intero perché il tuo gatto è passato davanti al suo yacht. E lo peggio, l’autorizzazione arriva non solo per i big (Movistar, Vodafone, ecc.), ma per *tutti* i piccoli e medi operatori regionali. È un sistema che si rafforza a macchia d’olio, e noi, utenti, siamo nel mezzo.
Per noi che passiamo notti a smontare i circuiti, a far girare CNC con codice scritto da zero, o a provare a far respirare un motore di fisica in Godot, questa è una merda. Non è un problema di banda, è un problema di architettura. Il blocco a livello IP è un coltello asburgico per la rete. Implica che la gestione della connettività non è un servizio di utility pubblica, ma un *content gatekeeping* che opera con licenza giudiziaria.
Il mio punto da nerd arrabbiato? Questo sistema non serve a proteggere gli utenti da contenuti illegali; serve a proteggere il *business model* dei contenuti proprietari. È il classico vendor lock-in fatto su scala nazionale, mascherato da ‘tutela del servizio’. Ci ricordano che, anche se sei capace di far girare un server con i tuoi mezzi e di cavartela a cavare con l’archiviazione in blockchain, alla fine devi passare dal loro tubo, e loro hanno la chiave di quel tubo.
Cosa significa per chi ci piace mettere le mani in pasta? Significa che, come sempre, dovremo fare il lavoro sporco. Se i grandi player bloccano i layer più bassi, noi dobbiamo concentrarci sui layer più alti, rendendo il sistema di blocco sempre più laborioso e meno efficace. Non aspettatevi che il problema si risolva col ‘aggiornamento del modem’. Ci vogliono alternative decentralizzate, protocolli che non passino per i canali ufficiali, e soprattutto, una sana dose di indignazione collettiva.
In conclusione: guardate questa cosa non come un ‘disagio tecnico’, ma come un manifesto del potere. E a noi, hacker e maker, ci piacciono di più quando i sistemi sono complicati e che non possono essere controllati con una risoluzione giudiziaria. Quindi, a smanettare e a trovare i bypass. Il futuro del web lo costruiamo noi, e non lo bloccano con un blocco IP ben coordinato tra cinque compagnie di telecomunicazioni.
Source: Spain to expand internet blocks to tennis, golf, movies broadcasting times
