Privacy is dead, and it’s running on a cheap Android kernel

Privacy is dead, and it's running on a cheap Android kernel

Cosa succede quando decidi che la tua privacy non è più un diritto, ma un ostacolo al progresso della sorveglianza urbana? Beh, scopri che la risposta è dentro una telecamera Flock che un gruppo di hacker ha deciso di sottoporre a un esame molto più approfondito di quanto previsto dal manuale d’uso.

Il collettivo stegan0gram non si è limitato a fare il classico vandalismo da ‘rompo tutto perché sono arrabbiato’. No, questi hanno fatto quello che farebbe un vero maker: hanno preso l’hardware, lo hanno smontato e hanno iniziato a fare reverse engineering. E il risultato è un bagno di fango per Flock. Nonostante le promesse di una protezione blindata con crittografia on-device, i ragazzi sono riusciti a recuperare una chiave di cifratura salvata proprio sul dispositivo. Risultato? Accesso ai video di migliaia di veicoli e, cosa ancora più inquietante, la scoperta che il software non si limita a leggere le targhe, ma analizza attivamente le persone e persino dettagli minimi come sticker o patch sui vestiti.

La cosa che fa saltare sulla sedia è il livello di intrusione. Parliamo di un sistema che processa milioni di immagini, classificando modelli, colori e persino la presenza di pedoni. E la cosa più assurda? Tutto questo avviene su un sistema che sembra girare su un kernel Android decisamente datato, con log che mostrano errori di ‘spazio insufficiente’ e messaggi di debug che sembrano usciti da un meme di internet, tipo ‘Who’s a good boy?!’. Se un sistema di sorveglancia nazionale si basa su hardware che fatica a gestire i propri file e che lancia messaggi buffi mentre crasha, forse dovremmo preoccuparci un po’ di più.

Certo, leggendo la notizia potremmo pensare: ‘Vabbè, sono americani, a noi in Italia non cambia nulla’. In realtà, il concetto di fondo è universale e terribilmente attuale. Anche se qui non abbiamo Flock che connette la polizia di Georgia con l’ufficio ispettori federale, il trend verso infrastrutture di sorveglianza ‘smart’ e centralizzate è globale. Il rischio non è solo la violazione dei dati, ma l’esistenza stessa di una rete che può incrociare dati di mobilità, targhe e identificazione di persone senza che nessuno abbia mai votato per un simile super-panopticon.

Flock ha risposto con il solito script aziendale: ‘È illegale toccare le nostre telecamere e se avete trovato falle, usate il nostro programma di bug bounty’. Traduzione: ‘Speriamo che non troviate nient’altro’. Ma la verità è che quando il confine tra sicurezza pubblica e monitoraggio invasivo diventa così sottile da scomparire, l’unico modo per capire cosa sta succedendo è, appunto, smontare il giocattolo e vedere cosa c’è dentro. Un grande applauso ai ragazzi di stegan0gram: avete trasformato un atto di sabotaggio in una lezione magistrale di trasparenza non richiesta.

Source: Hackers Got Inside a Flock Camera

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