
Se pensavate che il copyright fosse già in crisi con la pirateria classica, preparatevi: siamo entrati nell’era del ‘plagio ottimizzato tramite LLM’.
Avete presente ‘The Dictionary of Obltre Sorrows’? Quel progetto meraviglioso di John Koenig che dà un nome a emozioni che proviamo ma per cui non abbiamo parole (come il celebre ‘sonder’)? Ecco, qualcuno ha deciso che era troppo bello per lasciarlo nelle mani di un autore umano e ha provato a farne un ‘reboot’ selvaggio.
Un’agenzia di San Francisco, la Qontour, ha tirato su un sito che sembra un tributo ai fan, ma che in realtà è un vero e proprio cavallo di Troia. Hanno preso l’intero libro di Koenig — sì, tutto, dalle prefazioni ai saggi — e lo hanno incollato su un dominio quasi identico all’originale. Ma la parte che fa venire voglia di lanciare il router dalla finestra è come hanno deciso di ‘aggiornarlo’.
Le bellissime illustrazioni originali sono state rimpiazzate da immagini generate con DALL-E 2, con tutti i tipici artefatti e le dita deformi che tanto amiamo. Hanno persino aggiunto una feature con GPT-4 per ‘generare i tuoi nuovi dolori’. Praticamente, hanno preso l’anima del progetto e l’hanno passata attraverso un tritacarne algoritmico per vedere cosa usciva fuori.
E qui arriva il bello (o il brutto, dipende da quanto odiate il marketing aggressivo). Non si sono limitati a copiare: hanno usato i codici di affiliazione Amazon per guadagnare sulle vendite del libro originale e hanno scritto nel footer che tutto il contenuto generato dagli utenti è in ‘CC Zero’. Una mossa da geni del mal себе: prendono il lavoro altrui, lo mettono nel loro portfolio per farsi belli con i nuovi clienti e cercano pure di riscrivere le regole della proprietà intellettuale mentre lo fanno.
La cosa più assurda? Questo sito sta funzionando. Grazie a una strategia di SEO che sfrutta il traffico verso il brand originale, riescono a posizionarsi sopra il vero sito di Koenig. La cosa che fa più rabbia non è solo il furto di contenuti, ma il fatto che questo modello sia terribilmente replicabile. Se domani un’agenzia decidesse di fare lo stesso con un autore locale o con un piccolo progetto indipendente, chi se ne accorgerebbe?
Siamo di fronte a una nuova forma di parassitismo digitale: non si tratta solo di copiare, ma di intercettare l’autorità di qualcuno per nutrire il proprio algoritmo. È un pattern che vedremo sempre più spesso, dove l’originalità viene cannibalizzata da automazioni che non creano nulla, ma si limitano a riorganizzare i resti di ciò che è stato fatto con fatica e intenzione.
