
Se vi è mai capitato di sentirvi osservati mentre cercate di compilare un file di configurazione particolarmente ostico, beh, fatevi un favore: dimenticatevi quella sensazione. Quello che sta succedendo negli Stati Uniti con l’ICE (l’Immigration and Customs Enforcement) è decisamente un livello superiore di paranoia sistematica.
Secondo una nuova causa legale riportata da Wired, gli agenti del DHS non si sono limitati a fare un giro di perlustrazione sotto casa di attivisti e manifestanti per incutere timore. No, sono andati oltre. Hanno iniziato a inserire nomi e cognomi direttamente nel sistema di investigazione della Homeland Security, alimentando un database gestito da Palantir.
Per chi non mastica abbastanza di geopolitica o di software enterprise, Palantir è quel tipo di piattaforma che fa sembrare l’algoritmo di Facebook un innocente gioco per bambini. È lo strumento predittivo che promette di collegare punti apparentemente slegati per identificare minacce. Il problema? Quando dai in mano un set di dati così potente a chi ha il compito di ‘monitorare le frontiere’, il confine tra sicurezza e stalking istituzionale diventa sottile come un cavo di fibra ottica danneggiato.
Ora, restiamo con i piedi per terra: siamo in Italia e, per fortuna, non viviamo sotto la giurisdizione del DHS. Non è che domani mattina la Polizia di Stato userà lo stesso identico tool per controllare se hai scritto un commento troppo critico su un nuovo regolamento europeo. Tuttavia, la notizia è un campanello d’allarme per chiunque creda nella sovranità dei propri dati. Il pattern è lo stesso: trasformare l’attività di monitoraggio e di protesta in un ‘punto dati’ da archiviare, indicizzare e consultare a tempo indeterminato.
È lo stesso meccanismo che vediamo quando accettiamo i termini di servizio senza leggere, permettendo a colossi tecnologici di creare profili digitali che sanno di noi più di quanto sappia la nostra stessa madre. Solo che qui il ‘vendor’ non è un’app per il fitness, ma un’entità che opera con poteri di polizia.
Non è esattamente una notizia che fa festeggiare la community, ma è importante tenerla d’occhio. Perché quando la tecnologia di analisi avanzata smette di essere uno strumento per scoprire nuovi pattern nei dati scientifici e diventa un set di strumenti per la repressione, il mondo diventa un posto decisamente meno interessante (e molto più grigio). In fondo, l’unico ‘eye in the sky’ che vorremmo avere è quello dei satelliti per mappare nuove costellazioni, non quello che cerca di capire dove abiti per darti fastidio.
Source: ICE Is Reportedly Putting ICE Observers, Protesters in a Palantir Database
