
Quanto è profondo il significato di una parola, secondo voi?
Se chiedete a un linguista, probabilmente vi farà un discorso sulla semantica e sull’evoluzione dei fonemi. Se lo chiedete a Sam Altman e al team di OpenAI, la risposta è molto più semplice: basta cambiare l’eticheca e il problema sparisce. La notizia che gira nei corridoi della Silicon Valley è che OpenAI avrebbe deciso che il termine ‘data center’ è troppo… beh, troppo reale. Preferirebbero che usassimo un nuovo, magico e presuntamente più gradevole termine per descrivere quelle enormi strutture piene di server che consumano energia come un piccolo stato europeo.
Non so bene cosa abbiano scelto come nuovo nome (il marketing è una brutta bestia), ma il concetto è il solito, vecchio trucco del rebranding aziendale. È lo stesso meccanismo che vedi quando una software house decide di chiamare un ‘bug’ una ‘feature non documentata’ o quando un servizio in abbonamento che ti costa un rene diventa un ‘modello di valore premium’. L’obiettivo è addolcire la pillola, rendendo l’infrastruttiva fisica e pesante qualcosa di più astratto, quasi etereo, quasi… digitale.
Certo, per noi che passiamo le serate a configurare Docker, a smanettare con i nodi di un cluster o a cercare di far girare un modello LLM locale su una GPU che scalda quanto un forno a legna, il nome non cambia la sostanza. Che lo chiamiate ‘Data Center’, ‘Cloud Sanctuary’ o ‘Alveare di Pensieri Digitale’, il problema resta lo stesso: hardware, cavi, ventole che urlano e un consumo energetico che farebbe invidia a un re del petrolio.
Siamo in Italia, dove siamo abituati ai cambiamenti di nome che non portano a nulla (spoiler: cambiare il nome a una tassa non la rende meno pesante), quindi questa mossa di OpenAI ci suona familiare. È un tentativo di distaccarsi dalla realtà materiale dell’IA. Forse vogliono che dimentichiamo che dietro ChatGPT ci sono migliaia di chip che girano in stanze climatizzate, per farci credere che l’intelligenza sia qualcosa di puramente magico e non un prodotto industriale massiccio.
In fondo, è la solita strategia per rendere tutto più ‘smooth’ e meno ‘industriale’. Ma noi, che amiamo sapere esattamente cosa c’è sotto il cofano, sappiamo bene che le etichette sono solo vernice fresca su un motore che continua a girare. Se domani decidessero di chiamare il debito tecnico ‘eredità evolutiva’, non ci faremmo fregare. La sostanza, ragazzi, è sempre quella.
Source: OpenAI Would Reportedly Like You to Use Its Pleasant New Term for Data Centers
