
Quanto è gratificante quando la realtà dei fatti non coincide con il comunicato stampa ufficiale? Pochissimo, soprattutto se sei un maker o un tech enthusiast che cerca solo di capire se quel pezzo di hardware valga davvero il suo peso in silicio.
Recentemente è successo qualcosa che farebbe impallidire il Ministero della Propaganda di Orwell. Un creator, durante una visita presso le sedi di Meta, ha registrato un video per recensire i nuovi Meta AI Glasses. Il video non era una dichiarazione di guerra o un manifesto anarchico: era, semplicemente, una critica costruttiva (o almeno, un’opinione non entusiasta). Risultato? Meta ha fatto saltare il video, rimuovendolo dalle piattaforme.
La spiegazione ufficiale è sempre la solita solfa di ‘violazione delle policy’ e ‘regole sulla proprietà intellettuale’. In pratica, se entri nel loro giardino recintato e non ti limiti a fare l’applauso mentre Mark Zuckerberg ti spiega quanto è rivoluzionaria la sua visione del metaverso, allora quello che dici non deve arrivare al pubblico. È un po’ come se cercassi di recensire una nuova scheda video durante il lancio di NVIDIA e ti venisse confiscato il notebook perché «le immagini non erano conformi allo standard estetico aziendale».
Per noi che siamo abituati a smontare tutto, a leggere i log e a cercare la verità sotto lo strato di astrazione dell’interfaccia utente, questa è una notizia che fa bollire il sangue. Non stiamo parlando di leggi europee sul GDPR o di regolamentazioni antitrust che qui in Italia discutiamo a cena (anche se sono fondamentali), ma di un controllo diretto sul flusso informativo. È l’anti-open source per eccellenza: un ecosistema chiuso dove la verità è soggetta a revisione editoriale da parte del vendor.
Siamo abituati a vedere i big tech che cercano di blindare i propri ecosistemi, ma qui siamo oltre il semplice vendor lock-in. Qui si parla di blindare la percezione pubblica. Se i tuoi occhi sono montati su un paio di occhiali che trasmettono tutto a un cloud proprietario, la prima cosa che vuoi è poter dire cosa ne pensi senza che il server centrale decida che il tuo video è ‘non conforme’.
In breve: se volete recensire i prodotti di Meta, assicuratevi di avere una scenografia composta solo da emoji che sorridono e zero critiche sulla privacy o sull’ergonomia. Altrimenti, preparatevi al blackout digitale. Un mondo in cui l’hardware è smart ma la libertà di espressione è decisamente legacy.
Source: Meta takes down a critical video about meta AI Glasses after filming at Meta
