
C’è qualcosa di profondamente disturbante nel vedere il proprio lavoro smontato, riassemblato e spacciato per ‘nuovo prodotto’ da un’intelligenza artificiale che non ha né etica né senso del copyright.
Se usate Photopea per le vostre grafiche, sapete quanto sia incredibile quel web-app editor. Ma ultimamente, il creatore del software si trova in una situazione che farebbe impallidire un cattivo di un film di serie B. Il problema? Una nuova ondata di ‘developer’ pigri che usano modelli di linguaggio per fare scraping del codice JavaScript di Photopea, rimuovere gli annunci pubblicitari (che sono l’unica cosa che tiene in piedi il progetto) e caricare tutto su GitHub sotto forma di nuovi repository apparentemente legittimi.
La cosa assurda non è solo il furto, ma la risposta di GitHub. Dopo un mese di segnalazioni DMCA, la risposta ufficiale è stata un capolavoro di burocrazia automatizzata: «Non siamo in grado di confermare una violazione». In pratica, GitHub sembra aver deciso che se un’AI ha rimescolato un po’ le variabili, allora siamo nel campo della creatività e non del furto.
Siamo onesti: è una risposta che sa di bot. È quasi impossibile credere che un essere umano con un briciolo di competenza legale abbia analizzato la questione. Sembra la classica risposta preimpostata che si riceve quando si prova a contestare un ban su un social network. Per chi di noi vive in Italia, la cosa può sembrare distante, tanto che le leggi sul copyright americano (come il 17 U.S. Code citato) sembrano roba da film legal, ma il principio è universale: se non puoi proteggere il tuo codice dal copy-paste assistito dall’AI, presto non avremo più software gratuiti o basati su ad-supported, ma solo cloni scadenti e pieni di malware.
Il danno non è solo economico, è reputazionale. Il creatore riceve feedback negativi da utenti che usano le versioni clonate, convinti che sia il sito ufficiale a non funzionare correttamente. È un circolo vizioso che distrugge la fiducia nell’ecosistema software.
Siamo abituati a vedere l’hype sull’AI come qualcosa di magico, ma qui vediamo il lato oscuro: l’AI come acceleratore di pirateria selvaggia e come scudo per le piattaforme che non vogliono lo sbattimento di moderare contenuti complessi. Se anche GitHub decide di alzare le mani, il futuro del software open-source e semi-open-source sembra decisamente più buio di un terminale senza driver video.
Source: Tell HN: GitHub refuses to remove cracked copies of my software after a month
