
Hai mai giocato a Tetris così tanto da iniziare a vedere i blocchi che cadono nelle forme delle nuvole o nell’architettura dei palazzi mentre torni a casa? Si chiama «effetto Tetris» ed è un esperimento psicologico quasi infallibile: quello su cui focalizzi la tua attenzione per ore finisce inevitament per modellare i tuoi schemi di pensiero.
Il problema non è il gioco, ma dove stiamo puntando il nostro focus oggi. Se ci pensate, la nostra capacità di scegliere cosa guardare è stata brutalmente sequestrata da una manciata di script ottimizzati per una sola cosa: tenerci incollati allo schermo il più a lungo possibile. Non stiamo più navigando, stiamo subendo una flotta di suggerimenti non richiesti.
YouTube ci propone tutorial di cucina, ma poi, boom, ti infila in faccia notizie catastrofiche o clip disturbanti perché il «doomscrolling» genera engagement. Spotify ci serve playlist personalizzate, ma tra un pezzo dei Pink Floyd e l’altro spunta fuori quel «contenuto generato da AI» senza anima, creato solo per risparmiare sui diritti d’autore. È la truffa del risparmio sui costi mascherata da comodità.
E non parliamo di LinkedIn, dove il feed è un ammasso di opinioni di sconosciuti che sembrano tutti mossi da un unico, magico interesse commerciale verso i nuovi prodotti Microsoft. O di Reddit, dove distinguere tra un utente reale e un bot russi che fa propaganda è diventato un lavoro a tempo pieno. Stiamo perdendo il contatto con la realtà perché la nostra finestra sul mondo è diventata un feed curato da algoritmi che non hanno né etica né senso del buon gusto.
Per fortuna, la via d’uscita esiste e non richiede un miracolo tecnologico, ma solo un po’ di volontà (e forse qualche vecchio script RSS). Internet non è sempre stato questo parco giochi di distrazioni. Una volta avevamo i bookmark, le wiki, i blog personali, i tutorial che aspettavano solo che ci servissero. Era un web più lento, certo, più frammentato, ma era un web *intenzionale*. Dovevi decidere tu dove andare, non subire una lista di suggerimenti scelti da un server in California.
Riprendersi la propria attenzione significa accettare che il contenuto non sarà infinito e che non si aggiornerà ogni microsecondo. Richiede sforzo, richiede di tornare a navigare con criterio. Ma, proprio come quando impari a programmare o a saldare un circuito, la chiave è la costanza. Se torniamo a curare i nostri feed, a leggere blog e a seguire fonti che rispettiamo, la nostra mente smetterà di vedere solo i pezzi di un gioco che non abbiamo scelto di giocare.
Source: Attention is all you have
