La tua macchina del caffè ha appena scaricato tutto il catalogo Netflix (o quasi)

La tua macchina del caffè ha appena scaricato tutto il catalogo Netflix (o quasi)

Quante volte avete guardato un oggetto smart in casa vostra pensando: «Spero che non stia cercando di hackerare il mio database?» Ecco, beh, la risposta è solitamente ‘no’, ma a volte la realtà supera la fantascienza distopica.

Recentemente è emersa una storia che farebbe tremare i polsi a chiunque abbia configurato almeno un router in vita sua. Un utente, che lavora nel settore IT da oltre un decennio (quindi uno di noi, uno che sa cosa significa analizzare i log alle tre di notte), ha notato un picco di traffico assurdo nella rete dei suoi genitori. Il colpevole? Una banale macchina del caffè smart. In soli dieci giorni, il dispositivo ha generato ben 1 Terabyte di dati.

Per chi non mastica i numeri, 1TB in 10 giorni significa una media di circa 100GB al giorno. A meno che la vostra macchina del caffè non stia cercando di streamare l’intero archivio di 4K di Disney+ o di minare una crypto in background, siamo di fronte a qualcosa di decisamente fuori controllo.

Fortunatamente, dopo un po’ di debugging, il protagonista ha scoperto che il traffico non stava uscendo verso l’esterno, saturando la banda internet, ma rimaneva confinato all’interno della rete domestica. In pratica, il dispositivo stava facendo un enorme ‘broadcast’ di pacchetti, mandando in tilt l’Access Point e rendendo la connessione di casa un inferno di latenza. Un bug evidente, un loop infinito di messaggi inutili che satura tutto il tempo di trasmissione disponibile.

Non importa se vivete a Milano o a San Francisco: il problema non è la legislazione locale o i GDPR che ci complicano la vita, ma la filosofia con cui vengono progettati questi gadget. C’è questa mania sfrenata di aggiungere connettività a oggetti che non ne hanno alcun bisogno, infarcendoli di stack software pesantissimi, librerie non documentate e protocolli che sembrano progettati solo per parlare con i server di qualche cloud proprietario in un altro continente.

Il verdetto dell’utente? Ha deciso che non vale la pena tenere connesso un dispositivo capace di trasformare un router sano in un fermacarte inutilizzabile. E ha ragione da vendere. Se un oggetto deve restare offline per funzionare (e la macchina del caffè non ha bisogno di sapere cosa succede su Twitter per far uscire l’aroma), allora lasciamolo offline. Meno pacchetti in rete, meno stress per il sysadmin di turno e, soprattutto, meno probabilità che il vostro mattino inizi con un crash di rete invece che con un buon espresso.

Source: Man discovers his parents' coffee machine used 1TB of data in 10 days

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