
Scommetto che molti di voi hanno già provato quella sensazione di puro panico quando un vecchio sito che seguite da anni sparisce nel nulla, lasciandovi solo con un errore 404 e un senso di perdita irreparabile. È come quando perdi un file di progetto di Blender perché non hai fatto il commit o, peggio, quando un vecchio software di retrocomputing smette di girare su un nuovo OS.
Beh, c’è una piccola buona notizia che potrebbe farci dormire sonni più tranquilli. L’Internet Archive si sta espandendo e questa volta la nuova base operativa è a San Gallo, in Svizzera. Non parliamo della solita operazione di marketing di una big tech che vuole solo raccogliere dati per vendere pubblicità mirata, ma della nascita di una fondazione non-profit, indipendente, che si aggiunge alla rete globale per proteggere la memoria digitale.
La cosa che mi ha fatto saltare sulla sedia, però, non è solo la scelta della Svizzera (che con la sua tradizione di archivio e stabilità non è male, meno male che non è un server in un garage umido in periferia), ma il loro piano d’attacco. In collaborazione con l’Università di San Gallo, stanno lanciando il ‘Gen AI Archive project’. In pratica, vogliono iniziare ad archiviare i modelli di Intelligenza Artificiale generativa.
Sì, avete letto bene. Mentre tutti litigano sul copyright e su chi stia rubando i dati a chi, loro dicono: ‘Ehi, questa ondata di AI è enorme e rischiamo di perdere tutto se non iniziamo a preservare i pesi e le architetture dei modelli’. Per noi che passiamo le notti a smanettare con script Python, a testare nuovi modelli locali o a cercare di far girare roba pesante su hardware datato, l’idea di avere un archivio strutturato di questa tecnologia è una figata atomica.
Perché ci interessa? Perché il rischio di ‘digital dark age’ è reale. Se i modelli che usiamo oggi diventano obsoleti o le aziende decidono di spegnere le API per farci pagare l’abbonamento mensile, avere una riserva di modelli preservati è l’unica speranza per continuare a fare esperimenti, ricerca e, sì, anche solo per nostalgia.
Certo, restano i dubbi classici: quanto sarà davvero indipendente? Riusciranno a resistere alle pressioni legali che spesso colpiscono l’Internet Archive originale? Ma, per ora, l’iniziativa sembra solida e con un focus molto concreto sulla preservazione del patrimonio digitale che rischia di svanire. Un applauso alla Svizzera per aver deciso di fare da custode di questo caos digitale.
Se siete appassionati di preservazione del codice o semplicemente volete vedere come si salva l’intelligenza artificiale dal dimenticatoio, date un occhio al nuovo sito. Meno fuffa corporate, più archiviazione reale.
Source: Internet Archive Switzerland
