Internet Archive ha fame (e non è colpa del wayback machine)

Internet Archive ha fame (e non è colpa del wayback machine)

Chi di noi non ha mai provato quel brivido di adrenalina quando, dopo aver cercato disperatamente un vecchio manuale di Linux o un sito di un progetto open source scomparso dal 2005, la Wayback Machine ci salva la pelle? È come trovare un loot leggendario in un dungeon pieno di bug.

Tuttamente, quel tesoretto digitale che chiamiamo Internet Archive non si mantiene con la forza del pensiero o con le magie di Gandalf. Parliamo di 210 petabyte di dati. Sì, avete letto bene. Petabyte. Una quantità di dati che farebbe implodere il cloud di qualsiasi azienda che vive di ads e vendita di metadati.

Il punto è questo: l’Internet Archive è uno dei pochi avamposti rimasti che non cerca di venderti un abbonamento premium, non traccia i tuoi click per profilarti e, soprattutto, non delega la gestione della propria tecnologia a giganti del settore che potrebbero decidere di spegnere la luce in qualsiasi momento. Gestiscono tutto in casa. E gestire infrastrutture massicce, con relativi costi di storage, power e cooling, costa un botto.

Per questo motivo, questo settembre hanno deciso di fare una mossa che definirei ‘smart’. Hanno lanciato una campagna di donazione ricorrente dove, se decidi di sottoscrivere un contributo mensile (parliamo di cifre ragionevoli, tipo 25 dollari), il tuo contributo viene triplicato. In pratica, i tuoi 25 dollari diventano 75 grazie a un match 2:1 da parte di altri sostenitori. È un po’ come un power-up in un platform: lo stesso sforzo produce un risultato tre volte superiore.

서dal punto di vista italiano, magari pensiamo: «Ma chi me lo fa fare, tanto sono dollari e io ho le bollette». Eppure, l’Internet Archive è un bene comune globale. Se crolla lui, crolla la nostra memoria digitale collettiva. Non è solo questione di archiviare PDF, è questione di preservare l’indipendenza della conoscenza. Senza questi server, saremmo tutti ostaggi di ecosistemi chiusi e proprietari, dove l’unica cosa che resta è ciò che un algoritmo decide di mostrare in base al tuo budget pubblicitario.

Quindi, se avete qualche spicciolo extra nel vostro budget ‘hobby & nerdery’, questo è il momento di giocarlo bene. Aiutare a mantenere accesi quei server significa garantire che tra vent’anni un altro nerd possa andare a vedere come funzionava il web di oggi senza trovarsi davanti a un errore 404 o un paywall insormontabile.

Andate a dare una mano, prima che l’unico modo per vedere la storia della rete sia leggere un libro di storia (che, come sappiamo, è molto meno interattivo).

Source: Keep Our Servers Running

Lascia un commento