Il grande archivio dei segreti: dove sono finiti i file di Snowden?

Il grande archivio dei segreti: dove sono finiti i file di Snowden?

Esiste un tesoro di informazioni che potrebbe riscrivere la storia della sorveglianza globale, eppure è rimasto sepolto sotto uno strato di polvere digitale e silenzi tattici. Non parliamo di un hard disk perso in metropolitana, ma dell’archivio di Edward Snowden, una miniera d’oro di documenti che prometteva di svelare l’impossibile e che oggi sembra essere finito nel dimenticatoio più profondo.

Recentemente è emerso un quadro decisamente deprimente. Mentre i grandi nomi del giornalismo d’inchiesta che hanno gestito il materiale – come Poitras, Greenwald e Gellman – dichiarano che i documenti sono ancora lì, l’archivio di ‘The Intercept’ (la testata che un tempo li ospitava) potrebbe essere stato distrutto. Le voci parlano di un insider che conferma la sparizione della copia della redazione. Quando le persone responsabili di un patrimonio informativo così vitale smettono di rispondere alle domande o si rifugiano dietro il cavillo del «materiale confidenziale», il sospetto che ci sia qualcosa che non va diventa quasi impossibile da ignorare.

Cosa stiamo parlando? Documenti che potrebbero scuotere le fondamenta di governi e agenzie di intelligence. Eppure, la situazione attuale è surreale: dal 2019 non viene pubblicato un singolo documento da questo archivio. Le scuse? Da una parte la gestione della sicurezza (l’opsec, per gli amici), troppo complicata per condividere tutto con altri; dall’altra il timore di ripercussioni legali. Ma se i giornalisti stessi hanno pubblicato materiale simile anni fa senza finire in galera, perché fermarsi proprio ora?

Per noi che viviamo in Europa, questa non è solo una questione di geopolitica americana. Il modo in cui i segreti vengono gestiti, protetti o — peggio — occultati, influenza direttamente la trasparenza delle democrazie in cui viviamo. Se le istituzioni che dovrebbero vigilare sulla privacy finiscono per essere l’oggetto della sorveglianza, e se i custodi della verità decidono che ‘è troppo difficile’ far uscire i fatti, il rischio è che l’informazione diventi un bene privato, protetto da lucchetti che non servono più a proteggere i whistleblower, ma a proteggere la comodità di chi detiene i dati.

È un paradosso amaro: abbiamo la tecnologia per diffondere la verità istantaneamente in tutto il mondo, ma ci troviamo di fronte a una gestione del sapere che ricorda le vecchie biblioteche polverose, dove un singolo decisore può decidere che un libro non è degno di essere letto. Il dubbio resta: l’archivio è davvero in ‘cold storage’ per sicurezza, o qualcuno ha deciso che la verità era diventata troppo scomoda per essere pubblicata?

Source: What happened to the Snowden archive

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