
Togliersi il limite di potenza o modificare un parametro della centralina per far girare meglio il motore: un classico del garage, no? Eppure, sembra che per lo Stato americano stia diventando un reato di portata nazionale.
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha appena lanciato una vera e propria bomba: sta richiedendo ad Apple e Google di svelare l’identità di oltre 100.000 utenti che hanno scaricato «Auto Agent» di EZ Lynk. Il motivo? Una presunta lotta alla non conformità delle emissioni. In pratica, vogliono capire chi sono tutti quei driver che, con un semplice tap sullo smartphone, decidono di rendere la propria auto un po’ meno ‘eco-friendly’ e un po’ più divertente.
La notizia è pesante. Non si tratta solo di una questione di fumi di scarico, ma di un precedente pericolosissimo per chiunque ami l’hacking hardware o il software tuning. Il DOJ sta usando i giganti del silicio — Apple e Google — come bracci armati per fare un massiccio data mining su una community specifica. Se pensate che i vostri log di installazione o le autorizzazioni ai permessi delle app siano solo per far funzionare il Bluetooth, riconsiderate seriamente la questione.
Da smanettone, la cosa mi fa ribollire il sangue. Noi siamo abituati a smontare, riprogrammare e ottimizzare. Se un pezzo di codice può rendere un motore più efficiente o un robot più fluido, perché dovrebbe essere illegale? Il problema è che qui non si parla di ‘libertà di espressione’, ma di una sorveglianza mirata che punta dritto ai metadati. È il classico caso in cui il potere usa la scusa della ‘sicurezza pubblica’ o della ‘tutela ambientale’ per esercitare un controllo capillare su comportamenti che non rientrano nel seminato corporate.
Per noi che amiamo mettere le mani in pasta, questo è un segnale d’allarme rosso acceso. Se oggi sono le auto, domani potrebbero essere le stampanti 3D che producono pezzi ‘non autorizzati’ o i controller custom che bypassano i limiti di fabbrica. Il vendor lock-in sta evolvendo in qualcosa di molto più sinistro: il ‘legal lock-in’. Non è più solo che l’hardware non ti permette di farlo, è che lo Stato ti sta guardando mentre provi.
Quindi, un consiglio da amico: se state programmando un nuovo modulo per la vostra macchina o state testando script per bypassare qualche restrizione, fate attenzione a cosa lasciate traccia nei cloud. La privacy non è solo nascondere le password, è proteggere la libertà di sperimentare senza che un avvocato federale ti venga a bussare alla porta per chiederti perché la tua Panda emette più CO2 del previsto.
Source: U.S. DOJ demands Apple and Google unmask over 100k users of car-tinkering app
