
Preparate i vostri script di scraping e le vostre regex preferite, perché Google ha appena deciso che navigare sul web deve sembrare un episodio di ‘Inception’ scritto da un avvocato troppo zelante.
Se ultimamente avete notato che i risultati di ricerca sembrano un po’ più strani del solito, non è un glitch nella Matrix o un problema di cache del vostro browser. Google sta iniziando a implementare i nuovi redirect tramite l’URL ‘google.com/goto’. In pratica, invece di portarti direttamente alla destinazione finale, ti lancia in un girotondo di reindirizzamenti che servono a un unico, nobile scopo: rendere la vita impossibile ai bot.
Per chi mastica un po’ di Python o lavora con API per aggregatori di dati, la notizia è un bel calcio negli stinchi. L’idea è semplice quanto subdola: invece di avere un link pulito che punta direttamente alla risorsa, ti ritrovi con questo strato intermedio. Questo ‘strato di protezione’ è progettato specificamente per rompere gli automatismi di chiunque cerchi di estrarre dati dalle SERP (Search Engine Results Pages). È il classico approccio da ‘se non puoi batterli, rendi il terreno impraticabile’.
Per noi che amiamo l’idea di un web aperto, dove l’informazione fluisce e può essere indicizzata, analizzata e rielaborata, questa mossa sa di vecchio. È l’ennesima barriera che si alza per proteggere il giardino recintato del big tech, creando un ecosistema dove solo chi ha le chiavi giuste (e i budget adeguati per bypassare i nuovi ostacoli) può giocare. Non è una questione di privacy o di leggi europee che qui non c’entrano nulla, è proprio una questione di filosofia del software: l’approccio ‘walled garden’ sta vincendo la battaglia contro l’interoperabilità.
Naturalmente, come ogni buona sfida tecnica, c’è chi sta già cercando di capire come aggirare l’ostacolo. Servizi come Autom, che gestiscono API di ricerca, stanno già aggiornando i propri motori per gestire questi nuovi redirect senza andare in crash. È un gioco al gatto e al topo che non finisce mai: Google aggiunge un livello di astrazione, noi troviamo un modo per scartarlo.
In conclusione, se siete dei maker che stanno costruendo un piccolo progetto di monitoraggio prezzi o un aggregatore di news, preparatevi a una sessione di debugging piuttosto intensa. Il web sta diventando un posto più complicato da esplorare, ma ehi, finché c’è qualcosa da debuggare, la noia non sarà un problema.
