Google Ads e il gioco delle tre carte (con un bot farm in comodato d’uso)

Google Ads e il gioco delle tre carte (con un bot farm in comodato d'uso)

C’è qualcosa di profondamente disturbante nel vedere il proprio budget pubblicitario che evapora in un vuoto pneumatico, lasciandoti solo con una sfilza di installazioni che non esistono.

Recentemente è uscita fuori una storia che fa venire i brividi a chiunque gestisca un progetto side-hobby o un’app indipendente. Un dev, che gestisce un piccolo puzzle game chiamato Dayzle, ha deciso di testare le campagne di Google Ads per Android. Tutto sembrava andare secondo i piani: ha tolto il limite di costo per installazione e, boom, le metriche sono esplose. 21 nuovi install. Ma quando è andato a controllare il pannello di admin, la realtà gli è piombata addosso come un server che va in kernel panic: c’era solo 1 nuovo utente reale.

Il resto? Una danza coordinata di bot. E qui entriamo nel cuore del problema tecnico, che è pura fantascienza distopica. Analizzando i log, il dev ha scoperto che la maggior parte di questi ‘utenti’ utilizzava una versione vecchia dell’app, una che il Play Store non distribuiva più da giorni. Come cavolo facevano ad averla? Semplice: i bot non passavano dallo store ufficiale. Scaricavano il file APK da qualche parte, lo installavano e facevano scattare l’evento di conversione.

Il vero capolavoro di ironia tragica sta nel meccanismo di ottimizzazione della piattaforma. L’algoritmo di Google è programmato per raggiungere un obiettivo: ‘trova più install che puoi’. I bot hanno capito il gioco. Guardavano il video dell’annuncio (senza cliccare, per non destare sospetti) e poi installavano l’app. Per l’algoritamente, questo era un segnale di successo clamoroso. Risultato? L’algoritmo ha iniziato a mandare ancora più traffico verso quella specifica farm di bot, perché ‘funzionava’. Un loop infinito di spreco di denaro che è praticamente un regalo su un piatto d’argento ai creatori di farm.

Non è una cosa che riguarda solo chi lancia app in Canada o negli Stati Uniti; il concetto di ‘ottimizzazione basata su metriche superficiali’ è un pericolo globale per chiunque produca codice. Se ti affidi ciecamente ai dashboard che ti dicono quanto stai crescendo senza andare a scavare nei log grezzi e nelle analytics profonde, potresti scoprire che la tua crescita è solo un miraggio digitale.

Al momento il dev sta aspettando una risposta dal supporto per il rimborso del traffico non valido (buona fortuna, ne avrà bisogno) e ha cambiato strategia: ora l’obiettivo della campagna non è più l’installazione, ma il ‘vincere un puzzle’. Perché scrivere uno script che apre un’app è banale, ma programmare un bot che risolva un Sudoku richiede uno sforzo che, speriamo, non sia profittevole per i bot farm. Una soluzione un po’ ‘terra bruciata’, ma onestamente, dopo aver visto il proprio budget bruciato da un esercito di zombie digitali, capisco perfettamente il punto di vista.

Source: I spent $220 on Google app ads and 60% of the installs were robots

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