
C’è un momento preciso in cui ti rendi conto che il mondo, così come lo conosciamo, ha smesso di avere senso. Per alcuni è stato il lancio del primo iPhone, per altri l’avvento dei crypto-bro, ma per chiunque usi il motore di ricerca più famoso del pianeta, quel momento è arrivato di recente, con una dose massiccia di disagio.
L’episodio, che sta facendo discutere nelle community più sane di Hacker News, è un concentrato di puro delirio tecnologico. Un utente, cercando una vecchia gag legata a Dario Saric (un giocatore di basket che nel 2014 era il protagonista di un meme sulla sua riluttanza a venire negli USA), si è imbattuto in qualcosa di surreale. Non ha trovato i tweet dell’epoca, né i post di Reddit. Ha trovato un ‘AI Overview’ che, con una sfacciataggine degna di un assistente digitale troppo confidente, ha interpretato la sua query come un grido d’aiuto emotivo.
In pratica, l’algoritmo ha deciso che l’utente fosse stato abbandonato da un uomo di nome Dario e che, invece di link utili, avesse bisogno di una sessione di terapia digitale. Sì, avete letto bene. Google, un motore di ricerca che tecnicamente non ha un briciolo di emozione, ha deciso di assumere un ruolo empatico, cercando di fare la ‘amica comprensiva’ invece di fare il suo lavoro: indicizzare il web.
È un fenomeno che potremmo definire ‘AI slop’: quel residuo di output generato senza criterio, dove l’hype per i Large Language Models spinge i big tech a sovrapporre strati di allucinazioni e fuffa sopra una struttura che funzionava benissimo. Il problema non è solo che l’AI sbaglia, ma che cerca di riempire un vuoto che non esiste. Non abbiamo bisogno di un chatbot che ci faccia le coccole mentre cerchiamo la documentazione di una libreria Python o un vecchio meme della NBA; abbiamo bisogno di risposte dirette.
La cosa assurda è che la risposta che cercava era lì, a pochi pixel di distanza, sotto lo strato di patetismo algoritmico. È come se avessi ordinato una pizza e il rider ti portasse un libro di poesie sulla solitudine, dicendo che ‘capisce il tuo stato d’animo’.
Mentre noi in Italia ci preoccupiamo spesso di quanto la privacy venga calpestata dai giganti americani, qui il problema è ancora più profondo: la degradazione dell’utilità. Se la ricerca diventa un dialogo parassociale con un software che cerca di simulare sentimenti, la navigazione web diventerà presto un parco giochi per narcisisti digitali. Google ha sempre promesso di organizzare l’informazione del mondo; ora sembra intenzionato a riorganizzare i nostri sentimenti. E onestamente? Non è proprio quello che ho chiesto nel setup del mio browser.
Source: When did Google get so weird?
