Google ha appena vinto la partita (e noi restiamo spettatori)

Google ha appena vinto la partita (e noi restiamo spettatori)

Se vi fosse sembrato che il vento stesse cambiando per i colossi del web, beh, fate un bel respiro profondo: il vento è tornato esattamente da dove era partito.

La notizia è arrivata come un glitch in un sistema che pensavamo fosse stato patchato: Google ha appena respinto il tentativo degli Stati Uniti di costringerla a vendere una parte del suo business di tecnologia pubblicitaria. Sì, avete letto bene. Il Dipartimento di Giustizia (DOJ) voleva operazione chirurgica, una sorta di ‘breakup’ per separare gli strumenti che gestiscono le aste pubblicitarie dal resto dell’ecosistema, ma i legali di Mountain View hanno scavato un fossato così profondo che nemmeno un esercito di supereroi della Marvel sarebbe riuscito ad attraversarlo.

Per chi non mastica il linguaggio dei tribunali americani, la questione è questa: il DOJ accusava Google di creare un ecosistema chiuso dove tutto, dal software che gestisce l’annuncio alla piattaforma che lo mostra, fa capo alla stessa azienda. Un sistema dove le regole della partita sono scritte da chi gioca. L’obiettivo del governo era forzare una vendita per creare una parità di condizioni, una sorta di ‘level playing field’ per i competitor.

Ma torniamo a noi. Siamo in Italia, e probabilmente penserete: «E quindi? A me che cambia se un giudice ad Arlington decide il destino del web?». In realtà, il punto non è la geografia, ma la struttura della rete che usiamo ogni giorno. Quando un monopolio riesce a blindare la propria infrastruttura impedendo interventi esterni, il rischio è che il web diventi sempre più un giardino recintato, dove non puoi decidere come far girare il tuo codice o come gestire i tuoi dati senza chiedere il permesso al proprietario del giardino.

Non stiamo parlando solo di antitrust e burocrazia. Stiamo parlando di quel meccanismo invisibile che decide quali contenuti vedrete e quali no, basandosi su un’architettura che è diventata troppo grande per essere controllata o frammentata. Se Google riesce a tenere tutto sotto lo stesso tetto, la libertà di innovare in spazi indipendenti diventa sempre più difficile. È come se qualcuno decidesse che l’unica connessione internet valida fosse quella che passa attraverso un unico, gigantesco router proprietario, e decidesse di non lasciarti mai la password per configurare il tuo DNS.

In sintesi: la partita è ancora tutta in mano ai soliti noti. Il ‘monolite’ è rimasto intatto. Per ora, il web continua a essere un posto dove le regole le decidono quelli che possiedono i server, mentre noi ci limitiamo a sperare che il prossimo aggiornamento dell’algoritmo non decida che i nostri contenuti sono diventati improvvisamente irrilevanti.

Source: Google avoids a breakup of its ad tech business

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