
Scommetto che non avreste mai pensato di dover controllare il firewall del vostro frigorifero prima di andare a dormire, eppure la realtà è decisamente più distopica di un episodio di Black Mirror.
La notizia che arriva da Ars Technica è una di quelle che ti fanno venire voglia di staccare ogni cavo Ethernet dalla rete e vivere in una capanna nel bosco, senza Wi-Fi. Un attacco informatico ha colpito ben 7do supermercati, causando danni stimati in milioni di dollari e, non meno importante, scatenando veri e propri incendi. E la causa non è un super-virus alieno o un attacco coordinato da una nazione ostile, ma qualcosa di molto più banale e irritante: dispositivi obsoleti lasciati esposti su Internet senza alcuna protezione.
In pratica, qualcuno ha trovato il modo di sfruttare vulnerabilità in vecchi gadget smart che erano rimasti lì, dimenticati, a girare sulla rete come vecchi server Linux senza patch dal 2012. Questi dispositivi, che probabilmente avrebbero dovuto gestire solo temperature o inventari, sono diventati la porta d’ingresso per un attacco che ha compromesso l’intera infrastruttura. Quando parliamo di 700 punti vendita, non stiamo parlando di un piccolo glitch nel sistema, ma di un disastro logistico che ha messo a rischio non solo i dati, ma la sicurezza fisica dei locali.
Certo, leggendo la notizia si potrebbe pensare: «E che dovrebbe fregarcene a me che sto qui a compilare script in Python o a saldare componenti su una PCB?». La risposta è che questo è il classico esempio di come l’integrazione selvaggia di hardware non supervisionato possa far saltare tutto il castello. Anche se l’incidente riguarda un contesto retail internazionale e non direttamente la nostra rete di supermercati locale, il principio è universale e pauroso. È la dimostrazione che quando i produttori decidono di spingere l’acceleratore sull’IoT senza preoccuparsi di come quel dispositivo verrà gestito tra cinque anni, stanno solo creando delle bombe a tempo per i sistemisti del futuro.
È la solita storia: hype per la domotica estrema, ma zero attenzione alla manutenzione e alla sicurezza del firmware. Se un dispositivo non può essere aggiornato facilmente o se la sua gestione richiede una laurea in ingegneria aerospaziale, è destinato a diventare un cavallo di Troia. La prossima volta che vedete un nuovo gadget ‘smart’ in offerta, chiedetevi se ha una gestione seria delle patch o se è solo un altro pezzo di plastica destinato a bruciare la vostra rete (e non solo per colpa di un cortocircuito).
Source: Fridge hack costing millions and sparking fires stemmed from poor security
