Codice, sudore e promemoria: perché non smetterò di fare le cose a mano

Codice, sudore e promemoria: perché non smetterò di fare le cose a mano

Smettete di cercare il prompt perfetto, perché la magia sta proprio nel fallire in modo creativo.

Recentemente ho letto un pezzo di Joel Otter che mi ha colpito dritto allo stomato, e non parlo di un bug nel parser. Otter descrive quel momento di puro burnout che molti di noi stanno vivendo: quella sensazione di essere un pezzo di carta igienica passato in lavatrice, completamente sfibrati. Il colpevole? La solita, tristissima ondata di IA generativa che sta sputando fuori codice e arte come una macchina per lo zucchero filato, privando il processo di qualsiasi valore intrinseco.

Il punto non è che l’IA non funzioni. Anzi, sappiamo tutti che i LLM oggi sono dei mostri di capacità nel generare boilerplate o snippet pronti all’uso. Il problema è la svalutazione dell’artigianato. Se un tool che ho passato ore a rifinire — un piccolo script per switchare i branch di Git che uso ogni singolo giorno — può essere replicato in tre secondi da chiunque scriva una riga di testo su una chat, che fine fa la soddisfazione di averlo creato? Che fine fa quel ‘head pat’ dai colleghi che ti fa sentire un vero maker?

C’è questa idea perversa che il progresso misuri solo la velocità di output. Se puoi generare un gioco o un software in un quarto del tempo, allora sei ‘competitivo’. Ma se il tuo obiettivo è solo la velocità, perché non usare Unity o Unreal e finirla qui? Il bello della nostra community è che molti di noi scelgono la via lunga. Scriviamo engine in C++, creiamo script complessi, ci perdiamo nei dettagli del rendering perché è lì che impariamo davvero come funziona la macchina.

Ho letto di uno sviluppatore, Shad, che sta lavorando a un’app fotografica incredibile chiamata Uncamera. Non usa l’IA. Usa i dati grezzi del sensore per emulare la pellicola analogica. È un progetto che ha un’anima, un oggetto che esiste perché qualcuno ha voluto sfidare la tecnologia standard per ottenere un risultato estetico superiore.

Quindi, ecco la mia conclusione (che non è un tutorial, ma un manifesto): se l’IA rende tutto facile, noi continuiamo a fare le cose difficili. Se il risultato finale è già disponibile con un click, noi ci concentreremo sul processo. Possiamo provare a inseguire l’automazione per non restare indietro, o possiamo continuare a costruire i nostri ‘doodads’ solo perché ci piace il rumore che fanno le ingranaggi quando si incastrano. Io scelgo la seconda. E voi?

Source: Fuck it, make it anyway

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