Claude Code e il ‘Non chiedermelo più’: il nuovo modo per regalare le password su GitHub

Claude Code e il 'Non chiedermelo più': il nuovo modo per regalare le password su GitHub

Scommetto che anche voi, la prossima volta che un tool vi chiede una conferma noiosa, cliccherete su quel tasto ‘Non chiedermelo più’ con la stessa velocità con cui un fan di Star Wars dice ‘Sì’ a un cameo di Mark Hamill. È comodo, lo so. Ma sembra che per Claude Code, l’agente di coding di Anthropic, quel click sia diventato un invito a nozze per gli hacker.

Recentemente è emerso che una funzione progettata per velocizzare il workflow ha causato un disastro di proporzioni non indifferenti: ben 1.122 file pubblici su GitHub sono stati trovati con password e segreti in chiaro. Il colpevole? Proprio quel maledetto flag di persistenza delle preferenze. In pratica, l’agente, nel tentativo di essere ‘smart’ e non disturbare l’utente, ha iniziato a scrivere le proprie configurazioni — incluse le credenziali che gli abbiamo affidato — direttamente in file di testo che, boom, sono finiti nel repository pubblico.

Per chi non mastica ancora l’automazione con gli LLM, il concetto è questo: stiamo dando a dei software agent il potere di leggere e scrivere codice per noi. È una figata atomica, non c’è che dire. Ma se il tool decide che la comodità del programmatore passa sopra la sicurezza del file system, siamo nei guai. È il classico caso in cui l’hype per l’AI incontra la realtà brutale della gestione delle variabili d’ambiente.

La cosa che fa più rabbia non è solo l’errore tecnico in sé — capita anche ai migliori, tra l’altro — ma la natura del problema. È un classico esempio di quando la spinta verso l’automificazione totale ignora i fondamentali della sicurezza. Non importa se la notizia arriva da un blog americano o se le leggi sulla privacy qui in Europa ci sembrano distanti: se le tue chiavi API finiscono su GitHub, il danno è globale e istantaneo. Non c’è GDPR che tenga davanti a uno script che fa scraping delle password.

In un mondo dove tutti corrono a integrare l’ultimo agente di IA nel proprio terminale, dovremmo ricordarci che la comodità è spesso la nemica giurata della sicurezza. Se un tool vi chiede di non essere più disturbati, forse la prima cosa da fare è chiedersi: «Ma cosa sta scrivendo nel file di config mentre io dormo?»

Insomma, meno ‘Don’t ask again’ e più ‘Verify everything’. O almeno, aspettiamo che qualcuno corregga il bug prima di delegare la gestione delle nostre chiavi SSH a un bot che ha la memoria corta e la bocca troppo larga.

Source: Claude Code's "Don't Ask Again" exposes passwords in 1,122 public GitHub files

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