Bitwarden e la danza del doppio licenziamento: è ancora Open Source?

Bitwarden e la danza del doppio licenziamento: è ancora Open Source?

Quanto deve essere ‘libero’ un software prima che inizi a sembrare un prodotto commerciale travestito da hobby per appassionati? Questa è la domanda che rimbomba nelle testate tecnologiche da quando è uscita la notizia sul nuovo modello di licenza di Bitwarden.

Per chi non fosse in pista, Bitwarden è quel gioiellino che ci permette di non dover scrivere ‘password123’ su un post-it attaccato al monitor. È uno dei pilastri del mondo open source che preferiamo, uno di quei pochi che sembrano ancora onesti. Però, come spesso accade quando un progetto inizia a crescere troppo e i costi di infrastruttura mordono, arriva il cambiamento: il modello della ‘Dual License’.

In parole povere, l’idea è quella di mantenere la trasparenmente del codice, ma con una distinzione sottile ma fondamentale. Se sei uno sviluppatore che vuole solo sbirciare il codice o usarlo per scopi personali, tutto bene, la festa continua. Ma se sei un’azienda che vuole integrare Bitwarden nei propri prodotti o sfruttarlo in modi che andrebbero a scroccare valore senza contribuire seriamente, beh, allora dovrai iniziare a parlare con il reparto legale e tirare fuori il portafoglio.

Per noi che viviamo di compilazioni notturne e script personalizzati, la notizia non è una tragedia greca, ma non è nemmeno una passeggiata nel parco. Da un lato, è una mossa pragmatica: mantenere un servizio del genere richiede server, manutenzione, sicurezza e gente che sappia cosa sta facendo (non solo bot che sputano commit a caso). Dall’altro, c’è sempre quel retrogusto amaro, quel sospetto che, se non stiamo attenti, i confini della libertà possano restringersi un po’ alla volta, un commit dopo l’altro.

Non è una questione che colpisca direttamente la nostra quotidianità qui in Italia — a meno che non stiate gestendo un’infrastruttura critica per una multinazionale — ma il segnale è importante. Il mondo open source sta diventando sempre più un campo di battaglia tra la necessità di sopravvivenza economica e l’ideale della libertà assoluta.

In definitiva, Bitwarden sta cercando di evitare di diventare l’ennesimo progetto morto per mancanza di fondi, ma sta anche tracciando un confine. Finché il codice resta visibile e possiamo auditarlo, possiamo dormire sonni tranquilli. Ma restiamo con gli occhi aperti: il confine tra ‘ecosistema sostenibile’ e ‘servizio proprietario con un cuore aperto’ è sottile quanto un bug in una libreria C.

E voi? Siete pronti a pagare il biglietto per la versione premium o continuerete a cercare il workaround perfetto?

Source: Bitwarden Dual License Model

Lascia un commento