
C’è un vecchio detto nel mondo della cybersecurity che dice: «Se non stai pagando per il prodotto, il prodotto sei tu». Beh, nel caso di Flock, il prodotto è la tua libertà di movimento, confezionata in un pacchetto di algoritmi di riconoscimento targhe molto costoso e decisamente poco etico.
Recentemente, un giudice federario negli Stati Uniti ha deciso di fare il lavoro che spetta a noi tutti: analizzare il codice (metaforicamente parlando) di una pratica di polizia decisamente discutibile. Il caso riguarda un deputy che, senza alcun mandato, ha utilizzato il sistema Flock per tracciare la targa di una donna. Il verdetamente? Violazione del Quarto Emendamento. In parole povere: hanno cercato di bypassare le regole usando un software che agisce come una rete da pesca lanciata in mezzo all’oceano, sperando di beccare qualcosa di illegale mentre cattura indiscriminatamente anche i pesciolini innocenti.
Per chi non mastica abbastanza di policy americane, Flint/Flock è quel tipo di tecnologia che promette sicurezza ma che, nei fatti, trasforma ogni singola telecamera stradale in un occhio onnipresente che logga tutto ciò che passa. È quel classico approccio ‘brute force’ applicato alla sorveglianza urbana: non serve investigare, basta raccogliere ogni singolo dato e poi filtrare dopo. Un incubo per chiunque creda che la privacy non sia un optional, ma un pilastro della società.
Ora, facciamo un passo indietro. Siamo in Italia, e sappiamo bene che la nostra normativa (GDPR, per intenderci) è decisamente più restrittiva e meno ‘selvaggia’ rispetto al Far West americano. Qui, un sistema del genere verrebbe smontato in tre secondi netti dai Garanti della Privacy prima ancora che possano installare il primo router. Tuttavia, la notizia è rilevante anche per noi perché il modello di business è lo stesso: vendere la sorveglianza di massa come se fosse un upgrade software indispensabile per la sicurezza pubblica.
Non è una questione di ‘essere contro la tecnologia’, anzi, amiamo le telecamere intelligenti e l’edge computing. Il punto è il lack of oversight. Quando trasformi la sorveglianza in un servizio SaaS (Surveillance as a Service) accessibile con un semplice login, stai creando un database di movimenti umani senza che nessuno possa mettere il ‘veto’.
In un mondo in cui sogniamo di costruire sistemi decentralizzati e resistenti alla censura, vedere le autorità che investono pesantemente in infrastrutture centralizzate e opache è una mezza sconfitta per tutti noi. Speriamo che questa sentenza possa servire da monito: l’automazione non deve essere una scusa per l’arbitrarietà.
Source: Federal judge calls Flock 'indiscriminate mass surveillance'
