Benvenuti nell’era del controllo documenti: l’Internet che ti chiede il passaporto

Benvenuti nell'era del controllo documenti: l'Internet che ti chiede il passaporto

Vi ricordate quando navigare sul web era un po’ come girare in un parco abbandonato: nessuno sapeva chi fossi, potevi usare un alias e l’unico vero rischio era scaricarti un malware da un sito di emulazione di vecchi giochi per GameBoy? Ecco, quel periodo sta finendo molto più velocemente di quanto le vostre ultime build di Linux possano compilare.

Il tema del momento, che sta facendo discutere parecamente su Hacker News, è la deriva verso un’internet ‘Papers, Please’. In pratica, sotto la scusa nobile di proteggere i minori e verificare l’età degli utenti, sta sorgendo un sistema di controllo che trasforma ogni accesso in una verifica dell’identità. Sembra una buona idea per i genitori preoccupati, ma per chiunque ami la sovranità digitale, il sapore è decisamente amaro.

Il punto è semplice: ‘age verification’ è solo un modo più elegante per dire ‘identity verification’. Per dimostrare che hai più di 18 anni, non ti chiederanno certo una foto del tuo gatto, ma qualcosa di molto più… sensibile. Documenti d’identità, scansioni, dati biometrici. Stiamo parlando di creare un database globale di chi fa cosa, dove ogni clic è legato al tuo vero nome e cognio.

Ora, facciamo un attimo il punto della situazione per noi che viviamo in Italia. È vero, la discussione principale sta esplodendo negli Stati Uniti con legislazioni che sembrano uscite da un episodio di ‘Black Mirror’, e inizialmente potremmo pensare: «Vabbè, è un problema loro, noi abbiamo il GDPR che ci protegge». E in parte è vero, le nostre leggi sono (teoricamente) più solide. Però, la tecnologia non conosce confini e i protocolli che verranno adottati dai giganti del tech saranno gli stessi. Se i grandi player decidono di implementare sistemi di verifica massivi per conformarsi alle leggi USA, presto quel muro di anonimato che tanto amiamo inizierà a sgretolarsi anche da noi.

Il rischio non è solo la perdita di anonimato, ma la creazione di un ecosistema dove l’accesso alle informazioni è condizionato da un gatekeeper che possiede i tuoi dati biometrici. È il sogno proibito di ogni burocrate e l’incubo di ogni maker che crede nella libertà di esplorazione digitale.

Insomma, se la tendenza continua, l’Internet del futuro non sarà più un oceano infinito di idee, ma una serie di caselli autostradali dove dovrai esibire il codice fiscale prima di poter leggere un semplice post su un forum. Preparate i vostri VPN e, se potete, tenete stretti i vostri alias. La festa del ‘chiunque può essere chi vuole’ sta per finire.

Source: The 'papers, please' era of the internet will decimate your privacy

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