
Se la vostra idea di design consiste nel rispettare le regole della griglia, il kerning perfetto e quella noiosa armonia che piace ai direttori creativi dei brand di lusso, fermatevi subito. Questo post non fa per voi. Ma se invece provate quel brivido di puro piacere proibito quando vedete un glitch che rompe la realtà, allora siete nel posto giusto.
È appena uscito Bastardica, un tool che è fondamentalmente un laboratorio di torture per caratteri tipografici. L’idea è semplice quanto geniale: prendi un font base, caricano un secondo font (il «mix-in») e lasci che il software faccia il lavoro sporco, sovrapponendo glifi, alterando offset e creando quello che l’autore chiama giustamente «cursed fonts». Il risultato? Un font che sembra l’incubo di un grafico professionista, ma che è assolutamente splendido se sei un nerd che ama l’estetica glitch e l’anarchia visiva.
La cosa che mi ha fatto saltare sulla sedia non è solo il risultato estetico, ma il modo in cui funziona. Niente server misteriosi che analizzano i vostri file, niente caricamenti su cloud di qualche big tech che poi rivende i vostri dati per addestrare modelli di IA senza chiedervelo. Tutto gira localmente nel vostro browser grazie a Pyodide e fontTools. È pura magia WebAssembly: i vostri font vengono elaborati sul vostro hardware, protetti, privati, senza che un singolo byte esca dal vostro computer. In un’epoca in cui ogni minima funzione software sembra richiedere un login obbligatorio e un consenso alla profilazione, vedere qualcosa che gira così ‘self-contained’ è una boccata d’aria fresca.
Il trucco tecnico sta nell’uso delle legature OpenType (le famose ligatures). Il tool non crea un’immagine statica, ma genera un vero font OpenType dove la sostituzione avviene tramite regole contestuali. Significa che se lo carichi su un browser o in un software di design che supporta le legature, il caos si attiva automaticamente. È tipografia programmabile nel senso più selvaggio del termine.
C’è però un piccolo avvertimento per i più prudenti (o per chi non vuole finire in tribunale): se mescolate font protetti da copyright, state creando un’opera derivata. Quindi, se volete usare queste creature per un progetto commerciale, controllate le licenze originali. Non vorrei che il vostro bellissimo font ‘caotico-ma-legale’ diventasse la causa di una lettera di diffida da parte di uno studio legale di quelli pesanti.
In sintesi: è uno strumento divertente, tecnicamente elegante e decisamente non conformista. Se volete sperimentare con glifi che sembrano usciti da un film horror cyberpunk o semplicemente volete creare un font che faccia venire il mal di testa ai vostri colleghi, andate a testarlo. È pura gioia creativa, senza fuffa e senza compromessi.
