
Scommetto che la vostra idea di ‘sicurezza’ include il fatto che il software che usate per compilare il vostro codice non debba essere una porta aperta per i bad guys. Eppure, se siete parte del club degli utenti macOS, la realtà è decisamente meno rassicurante di un film di serie B.
Ecco il punto: da oltre dieci giorni, i tool fondamentali che Apple distribuisce con macOS — parliamo di git, curl e python3 — continuano a fidarsi di certificati compromessi legati a eMudhra. Non è una piccola falla tecnica, è un invito a nozze per chiunque voglia intercettare le vostre connessioni HTTPS, rubare i vostri GitHub token o, peggio ancora, iniettare codice malevolo direttamente nei vostri repository durante un semplice ‘git pull’.
La cosa surreale? Apple è stata avvertita il 17 ottobre. Ma al 28 ottobre, la situazione è ancora la stessa. E non è finita qui. Il recente aggiornamento a macOS 27.2, uscito proprio l’altro ieri, ha fatto una mossa da manuale del villain di un film Marvel: non solo non ha risolto il problema, ma ha addirittura rimosso il workaround che molti di noi avevano applicato manualmente per proteggerci. In pratica, Apple ha spento la torcia che avevamo acceso per navigare al buio, lasciandoci di nuovo vulnerabili.
Mentre i volontari di mille progetti open source si sono svegliati la notte per patchare tutto in tempi record, il colosso di Cupertino sembra ancora impegnato a decidere quale font usare per la prossima campagna marketing. È quel tipo di gestione che ti fa venire voglia di tornare al buon vecchio terminale Linux, dove se c’è un problema, la community lo risolve prima che il vendor finisca il caffè.
Se volete capire quanto siete a rischio, il test è brutale ma efficace. Aprite il terminale e lanciate:
git ls-remote https://git-emudhra.we-have-a-problem.com/check.git
Se il comando vi restituisce un commit, siete nei guai: il vostro git si fida del certificato infetto. Se invece riceve un errore di certificato, potete dormire sonni tranquilli (almeno per quanto riguarda Git).
Per ora, l’unica soluzione è fare i ‘pionieri’ e correggere manualmente i certificati in /etc/ssl/cert.pem, ma occhio: ogni volta che Apple rilascerà un aggiornamento, dovrete rifare tutto da capo. Un ciclo infinito di manutenzione che non dovremmo permetterci.
Se gestite infrastrutture CI/CD o runner macOS, controllate subito. Non aspettate che il vostro prossimo deploy diventi il veicolo per un attacco alla supply chain. In fondo, la sicurezza non è un accessorio estetico, è la base del nostro lavoro.
Source: Apple's git still trusts the compromised eMudhra certificates
