Meta e la nuova strategia ‘Tamagotchi’: se non puoi batterli, rendili irresistibilmente carini

Meta e la nuova strategia 'Tamagotchi': se non puoi batterli, rendili irresistibilmente carini

Ricordate quella sensazione di ansia pura quando il vostro Tamagotchi iniziava a bipare perché aveva fame proprio mentre eravate in classe o in riunione? Ecco, Meta ha deciso che quel tipo di stress ossessivo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno oggi per restare incollati ai social.

Secondo quanto riportato da Gizmodo, il colosso di Menlo Park sta spingendo forte su nuove meccaniche di gioco che ricalcano il concetto di ‘pet virtuale’. In pratica, l’idea è quella di integrare elementi di cura e interazione con creature digitali all’interno delle loro piattaforme. Il fine ultimo? L’engagement. Ovvero, far sì che la vostra attenzione non sia solo catturata da un algoritmo che vi propone video di gattini, ma sia legata a un obbligo morale verso un pixel che muore se non lo controllate ogni tre ore.

Non è una novità assoluta nel mondo del gaming, ma vederla applicata ai social network ha un retrogusto decisamente amaro. È la solita vecchia tattica: cambiare il packaging per nascondere la stessa vecchia sostanza. Invece di affrontare i problemi strutturali del modo in cui i dati vengono gestiti o di come i feed vengono manipolati, si punta tutto sul trigger emotivo. È un po’ come se Matrix cercasse di convincerci che il mondo simulato è fantastico solo perché ci hanno aggiunto dei cuccioli che chiedono le coccole.

Certo, per noi che amiamo smontare i sistemi e capire cosa gira sotto il cofano, l’aspetto tecnico di come queste interazioni verranno integrate nei flussi di dati è interessante. Ma la strategia di business è trasparente come un codice sorgente senza commenti: creare dipendenza attraverso la responsabilità verso un oggetto inutile. È un trucco psicologico che punta a massimizzare il tempo speso in app, rendendo ogni notifica un piccolo compito da svolgere.

In Italia, dove siamo già assediati da algoritmi che decidono cosa dobbiamo vedere per cena, questa mossa sembra solo l’ennesimo strato di complessità inutile che si aggiunge a un ecosistema già saturo. Non è che ci serva un altro loop di feedback dopaminergico; ci servirebbe molta più trasparenza e controllo sulle logiche che governano la nostra attenzione. Ma ehi, dopotutto, è solo un ‘piccolo amico digitale’, giusto? Se la vostra attenzione diventa una risorsa da spremere, tanto vale farlo con una faccia buffa e un suono carino.

Source: Meta’s Leaning Into Tamagotchis Because It Knows You’re a Sucker for Engagement

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